Verso un sistema educativo integrato

Il mondo che ruota attorno ad un alunno con il diabete è un mondo articolato, fatto di circolari ministeriali, leggi, diritti, doveri, timori, speranze, relazioni sempre intensamente vissute. Ci piacerebbe dire che in questo microcosmo tutto funziona bene, che nella scuola si cresce in salute, cultura, stima di sé e considerazione per gli altri: adulti e bambini. La realtà purtroppo è più complessa, fatta di storie di sensibilità insuperabile e disfunzioni dolorosissime. Le testimonianze dirette ci parlano di difficoltà legate alla distribuzione concreta delle responsabilità nella gestione sanitaria del bambino. Difficoltà nella costruzione di una efficace comunicazione e sinergia tra genitori e personale scolastico. Difficoltà nella gestione delle dinamiche del gruppo classe. Difficoltà di genitori, insegnanti e personale sanitario, nel sostenere i ragazzi nel fondamentale processo di libera e autentica espressione di sé. Difficoltà dei ragazzi di accettare la sfida dell’integrazione reciproca. Come in ogni altro ambito coinvolto nella gestione della salute e della crescita dei bambini, a ciascun elemento del sistema (alunni, insegnanti, personale ausiliario, amministrativo, professionisti, istituzioni) è richiesto di dare il meglio di sé, confrontandosi con le proprie risorse, i propri limiti, le insicurezze e la necessità di autocorreggersi, adattandosi e crescendo a propria volta. In ambito sanitario è ormai consolidata la consapevolezza di quanto sia complessa la costruzione di piani terapeutici personalizzati, che risultino efficaci sia sotto il profilo sanitario che della accettabilità soggettiva. In ambito familiare sono ben noti ad ogni genitore i continui aggiustamenti di linguaggio, comportamento, regole, che consente ai bambini di crescere.
La realtà è che anche ogni inserimento scolastico si fonda sulla disponibilità a una reciproca conoscenza, ogni progetto formativo richiede un impegno creativo di adattamento dei programmi e dei percorsi didattici, in funzione delle caratteristiche degli alunni e delle dinamiche del gruppo classe. Questa similitudine processuale rende concretamente possibile la collaborazione tra sistemi che si richiedono reciprocamente per ricomporre una strategia educativa globale, in cui la scuola possa utilizzare le informazioni dei sistema sanitario per comprendere le esigenze dei ragazzi e i sanitari possano avvalersi delle osservazioni degli insegnanti per predisporre piani terapeutici sempre più efficaci, attraverso il fondamentale ruolo di connessione e mediazione esercitato dai genitori e dagli stessi ragazzi. Tanto i voti scolastici, quanto i valori glicemici, in fondo, non sono altro che la cartina di tornasole di un processo più ampio di costruzione di identità, relazioni e stili di vita, che riguarda l’esito della sinergia tra tutti i soggetti sin qui menzionati. Inutile nascondersi le difficoltà che comporta fare sistema ed entrare in una tale relazione costruttiva di interscambio. Tuttavia le numerose testimonianze di ragazzi, cui abbiamo sentito descrivere ambienti scolastici efficacemente educativi e gruppi classe autenticamente supportivi, indicano che non c’è adulto che non possa imparare qualcosa e non c’è alunno che non abbia qualcosa da insegnare.

 

Massimo Cipolli
Stefano Bartoli
Fabiana Cardarelli
AGD Italia