Un occhio di riguardo per i più piccini

La gestione domiciliare di un bambino con diabete è divenuta, oggi, sempre meno difficile, grazie alla maggiore qualificazione dei team multidisciplinari (pediatri, infermieri, psicologi, dietisti) preposti all’educazione del bambino e della sua famiglia, ma anche grazie al progressivo perfezionamento degli strumenti terapeutici e dei metodi di controllo domiciliare dello stato glico-metabolico. Tuttavia, la presenza in una famiglia di un bambino con diabete costituisce ancora oggi un problema, in particolare se si tratta di un bambino molto piccolo, di età inferiore ai 2 anni. E questo non perché il diabete nel bambino di 1-2 anni sia differente o più grave rispetto a quello del bambino più grande o dell’adolescente o perché i principi del trattamento siano differenti. La normalizzazione della glicemia rappresenta, come nel caso di bambini più grandi, il fine ultimo del trattamento e la triade insulina-dieta-monitoraggio glicemico costituisce la base della strategia terapeutica. Solo che nei bambini più piccoli tale strategia incontra maggiori difficoltà di realizzazione pratica, a causa di una serie di problemi gestionali, schematizzati nel box. Il principale problema del bambino con diabete nei primissimi anni di vita è rappresentato dalla facilità con cui può andare incontro ad episodi di ipoglicemia, per di più non riconoscibili tempestivamente a causa dell’assenza di collaborazione da parte del bambino ma, soprattutto, per l’aspecificità dei sintomi ipoglicemici (pallore, agitazione, alterazioni del comportamento). Bisogna considerare che questa è una fase della vita fondamentale ai fini della maturazione del cervello e che tale sviluppo può essere influenzato negativamente da abbassamenti della glicemia troppo frequenti e  protratti nel tempo. Infatti, alcuni studi suggeriscono che bambini, che abbiano sofferto di ricorrenti episodi ipoglicemici nei primissimi anni di vita, potrebbero manifestare negli anni successivi segni di un ritardato e difettoso sviluppo psico-motorio.
Pertanto, alla luce di queste considerazioni, appare evidente che la prevenzione e il trattamento tempestivo delle ipoglicemie debbano essere considerati fra gli obiettivi primari nella gestione del diabete a esordio molto precoce. Il conseguimento di tali obiettivi non può prescindere da un approccio educativo nei confronti della famiglia diversificato rispetto a quello messo in atto comunemente nel caso di bambini più grandicelli. Una particolare attenzione nel programma educativo andrebbe riservata alle modalità pratiche di gestione delle crisi ipoglicemiche e al ruolo del glucagone in questo contesto. Le famiglie dovrebbero essere inoltre istruite sui comportamenti da tenere in caso di febbre, vomito, rifiuto dell’alimentazione, evenienze di riscontro relativamente frequente nel bambino piccolo in corso di malattia acuta intercorrenteInfine, le famiglie andrebbero addestrate sull’uso delle 2 unità di insulina o dei 4 di unità ed andrebbero sensibilizzate sulla necessità di un monitoraggio intensivo delle glicemie, anche nel corso della notte. Un test glicemico di “mezzanotte” ed un extra di zuccheri a lento assorbimento alla stessa ora dovrebbero far parte della gestione routinaria di un bambino piccolo con diabete.

Filippo De Luca
Clinica Pediatrica II Università di Messina