Stage scolastico all’estero: una bella esperienza di vita

Quando mi è stato proposto l’argomento da inserire nella sezione della rivista “La stanza dell’adolescente”, immediatamente la memoria mi ha rimandato a un giovane con diabete che ho avuto modo di incontrare periodicamente nel mio ambulatorio.
D. è un giovane intraprendente e brillante di 19 anni, che ha scoperto di essere diabetico all’età di 15 anni. All’epoca dell’esordio, D. sta frequentando il liceo linguistico della sua città. Durante una visita di follow-up in ambulatorio, mi racconta di essersi trasferito dal 2004 in un’altra città italiana a studiare presso una scuola internazionale per borsisti. Incuriosito dal fatto e stimolato dalla possibilità, una volta tanto, di entrare nella vita quotidiana di un giovane con diabete e non solamente nel suo diario glicemico, tra uno scarico delle glicemie al computer e un adeguamento insulinico, la conversazione si fa insistente sulla nuova realtà scolastica di D. Mi spiega che si tratta di una scuola che va a completare il triennio del liceo linguistico, con un programma di studio pianificato dallo studente in base ai suoi interessi culturali e scientifici. La nuova realtà scolastica permette a D. di conoscere ragazzi provenienti da tutto il mondo con diverse culture. In particolare conosce un coetaneo americano che con lui condivide la stessa patologia. “È stata l’occasione per confrontarsi sui vari aspetti della malattia diabetica sia in termini di controllo glicometabolico che di trattamento terapeutico. In particolare – aggiunge D. ­- lui praticava da molto tempo il counting dei carboidrati. Questo mi ha dato modo di approfondire ulteriormente le mie conoscenze in tal senso, liberalizzando sempre di più la mia alimentazione senza compromettere il controllo glicemico, migliorando la mia qualità di vita”. Compagno di stanza alla scuola internazionale è un ragazzo giapponese. In occasione di un nostro recente incontro, D. mi aggiorna sul suo diario di vita: “Nell’estate dello scorso anno, zaino in spalla, con il mio compagno di stanza, decido di fare visita al Giappone. Lì matura in me l’amore per il mondo orientale”. Diplomatosi a maggio di quest’anno, dalla scorsa estate D. si trasferisce quindi all’estero per frequentare una scuola universitaria di cultura orientale. L’obiettivo è quello di lavorare nel mondo del giornalismo o nel campo della diplomazia, mettendo a frutto le conoscenze specifiche acquisite presso questa nuova scuola. Chiedo a D. come ha coniugato la sua condizione di diabetico con una realtà di vita quotidiana e di studio, diverse dal solito per qualità e intensità.
Il fatto interessante è che per lui questo non è un tema assolutamente di rilievo. “Vivo in un residence per studenti, cucino i miei pasti, so cosa mangio, ne calcolo il contenuto in carboidrati stabilendo la dose adeguata di insulina. Quanto alla nuova scuola, ho avuto da subito la percezione che vi fosse molta cultura e conoscenza del problema diabete tra i miei professori ma anche tra i miei compagni, per cui non ho dovuto dare spiegazioni o entrare in dettagli particolari”. D. mi spiega che presso l’Università è prevista addirittura una figura denominata “disability adviser” che si prende cura di studenti con esigenze particolari facendo da tramite con la struttura in cui il giovane è inserito al fine di soddisfarne le richieste specifiche. D. è regolarmente iscritto al Servizio Sanitario Nazionale, per cui usufruisce di una assistenza medica e diabetologica alla quale fa anche riferimento per la prescrizione dei presidi diagnostico-terapeutici relativamente alla sua condizione. La storia di D. è lo spaccato di una realtà quotidiana di un giovane con diabete che fa riflettere tutti, diabetici e non. Per chi vive la sua stessa condizione è la riprova di quanto ho avuto modo di ripetere nei miei scritti precedenti e, cioè, che dopo una diagnosi così importante e a volte pesante come un macigno, c’è la possibilità di rialzarsi, sorridendo nuovamente alla vita riscoprendo il suo senso profondo: il diabete non condiziona  e non preclude, se lo si vuole, una vita di soddisfazioni personali. Per noi specialisti è un importante stimolo a proseguire con tenacia ed entusiasmo nel nostro lavoro, perché alla fine il successo di D. è un po’ anche nostro.

Matteo Viscardi
Pediatra diabetologo,
Centro di Endocrinologia dell’Infanzia e dell’Adolescenza
Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.