Sport? Si può fare!

L’ultima visita di oggi è per Marco, un giovane di 15 anni, affetto da diabete da circa tre anni. L’emoglobina glicata è buona, i controlli glicemici sono soddisfacenti, le condizioni generali buone. Marco tuttavia appare inquieto, quasi irritato da questa visita che generalmente è un’occasione per una piacevole, almeno per me, chiacchierata.
Per cercare di capire le motivazioni di questo disagio inizio a parlare di calcio, sapendo che questo sport è la passione di Marco, difensore centrale in una squadra locale a livello agonistico. Casualmente ho toccato il tasto dolente; da circa un mese Marco è fuori squadra perché l’allenatore ha avanzato dubbi sulla sua tenuta fisica durante la partita a causa della sua malattia. Raramente ho avuto occasione di riscontrare una situazione simile nei nostri ragazzi che praticano sport agonistici senza alcun problema e specialmente senza pregiudizi. Il caso di Marco potrebbe essere stato causato dall’ignoranza del suo allenatore nei confronti del diabete, oppure più semplicemente essere una scusa per lasciare fuori squadra Marco per motivi vari, ma comunque estranei al diabete. In entrambi i casi si tratta di un atteggiamento profondamente sbagliato e direi quasi offensivo nei riguardi di Marco, che  ha provocato la mia reazione decisamente dura nei confronti del manager della squadra. Ogni giovane diabetico in assenza di complicanze diabetiche, in buon controllo, capace di autogestire la terapia insulinica e cosciente di saper evitare o controllare eventuali crisi ipoglicemiche, può svolgere attività sportiva agonistica. Utilizzare la “scusa” del diabete per lasciare fuori squadra un giovane è oltremodo dannoso per le ricadute psicologiche che ciò provoca nel vissuto quotidiano con il diabete.
Meglio è in tali casi dire schiettamente che non tutti possiedono le doti per diventare “campioni” e accettare i propri limiti sportivi. Sicuramente molti sono i giovani che, nonostante il diabete, hanno raggiunto traguardi prestigiosi.
Però va ricordato che è necessario un controllo metabolico molto stretto, un più frequente monitoraggio glicemico, più accurate modifiche del dosaggio insulinico, più aderenza ad una corretta alimentazione  per ottenere risultati ambiziosi nell’attività sportiva; senza queste attenzioni particolari un esercizio fisico intenso può provocare un peggioramento del controllo metabolico. Penso che i nostri ragazzi non debbano essere indirizzati allo sport agonistico se non c’è una motivazione reale e forte in questo senso. Lo sport agonistico richiede non indifferenti sacrifici fisici, psicologici e anche sociali. Questa decisione deve essere affrontata con molto buon senso, discutendone apertamente col proprio diabetologo prima di intraprendere strade che possono portare anche a disillusioni.

Giuseppe Chiumello
Centro di Endocrinologia infantile e dell’adolescenza
Istituto H.S. Raffaele – Milano