Sport e attività fisica nei bambini e negli adolescenti

Come approcciare l’attività fisica, chi la può fare, come intervenire, quali sport consigliare
Agli albori dell’era insulinica, negli anni venti, fu osservato che la riduzione della glicemia era maggiore se alla somministrazione insulinica seguiva l’esercizio fisico invece dello stato di riposo. Oggi questo riscontro è supportato da numerosissime evidenze della letteratura scientifica. È noto come il trattamento terapeutico costituisca un elemento indispensabile della cura del diabete per le sue implicazioni sul benessere psicofisico. Oltre alla terapia dietetico-comportamentale e alla farmacologia, l’attività fisica rappresenta pertanto un intervento primario per un approccio corretto al paziente diabetico giacché può migliorare il suo controllo metabolico. Le iniziative in atto portano alla definizione di percorsi e di strategie atte a migliorare la prevenzione, la cura e gli interventi educazionali per una più approfondita conoscenza di tale patologia e per migliorare la qualità di vita dei diabetici.
Sorgono spontanee, a questo punto, alcune domande:
1. Come approcciarsi all’attività fisica?
2. Chi la può fare e come?
3. Come intervenire, cioè quali strumenti ha a disposizione il diabetologo e quali strategie si possono mettere in atto per motivare il paziente?
4. Quali sport consigliare?
Nei giovani diabetici, l’attività motoria contribuisce a ridurre l’insulina esogena, permettendo una maggiore flessibilità degli schemi dietetico-alimentari e consentendo una migliore socializzazione. Il diabetico di tipo 1, più che quello di tipo 2, ha tuttavia necessità di conoscere bene e tenere sotto controllo il proprio stato glicometabolico prima di affrontare un esercizio fisico aerobico, sia che esso venga programmato o che sia improvviso e occasionale.

  Lo stato di insulinizzazione è molto importante  
Infatti, affrontare una seduta di allenamento in carenza di insulina circolante (come ad esempio per una somministrazione di insulina inadeguata) determina iperglicemia e iperchetonemia al termine dell’esercizio fisico, per riduzione dell’utilizzazione del glucosio a livello muscolare. Il muscolo, com’è noto, è un tessuto insulinodipendente. Inoltre, l’attivazione degli ormoni con effetto opposto a quello dell’insulina determina iperglicemia. Anche i grassi possono essere mobilizzati in questa particolare situazione con una conseguente più rapida formazione di corpi chetonici. Al contrario, quando un giovane diabetico si trova in eccesso di insulina circolante (come ad esempio per effetto di un esercizio fisico improvviso, effettuato poco dopo la somministrazione di insulina) corre il rischio di andare incontro ad ipoglicemia, non solo alla fine dell’esercizio fisico, ma anche 6-8 ore dopo. Nonostante la complessità dei meccanismi biochimici, anche in funzione di tutti quei fattori che influenzano la risposta ormonale e metabolica all’esercizio come l’intensità dello stesso, la sua durata, il tipo di esercizio, il livello di preparazione e lo stato nutrizionale, è importante sottolineare come un diabetico di tipo 1 possa svolgere qualsiasi tipo di attività fisica, amatoriale o agonistica. Nei percorsi d’accesso all’attività motoria bisogna pertanto prendere in considerazione diverse variabili attraverso l’analisi e la valutazione di prerequisiti che consentano di elaborare una corretta programmazione del percorso terapeutico riguardo all’attività motoria. Bisogna quindi individuare strategie per la motivazione del paziente diabetico come ad esempio fornendo delle semplici raccomandazioni (fig. 1). Il diabetico, quindi, deve essere messo in condizioni di partecipare attivamente e coscientemente, senza nessuna imposizione. Il concetto di Piramide dell’Attività Fisica nel Diabete, nasce dall’esigenza di realizzare un percorso educativo specifico e pianificato che, partendo dalla base di essa ed attraverso passaggi obbligati e vincolanti, si snoda progressivamente verso il vertice della piramide (fig. 2). Alla base di questa viene rappresentata l’attività fisica che può e deve essere esercitata da tutti (diabetici e non) per il benessere psicofisico dell’individuo: è il punto di partenza e di sostegno di tutta la parte sovrastante della piramide.Si passa quindi alla sezione superiore rappresentata dall’attività motoria e muscolare i cui effetti biomeccanici hanno un impatto positivo sul sistema muscolo-scheletrico e su quello neuro-endocrino. L’attività fisica riabilitativa non viene considerata in quanto il giovane diabetico non è affetto da complicanze. Si può quindi accedere ai settori superiori che comprendono il fitness (attività fisica programmata con attrezzature specifiche) e il walking, inteso più come fitwalking  (camminata veloce), attività regina a livello salutistico per il miglioramento dello stile e della qualità di vita del diabetico. Salendo ancora si arriva all’attività sportiva non competitiva (amatoriale o dilettantistica) prima di giungere al vertice della piramide, che raffigura l’attività sportiva agonistica, dove l’impegno psicofisico e muscolare è massimo. E  non mancano esempi di atleti insulinodipendenti come Gary Hall o Steve Redgrave, vincitori della medaglia d’oro (rispettivamente nel nuoto e nel canottaggio) alle Olimpiadi di Sidney del 2000. La Piramide deve in ogni caso tenere conto di alcune variabili come l’età del paziente, la durata della malattia, lo schema terapeutico e la socializzazione. Ogni diabetico di tipo 1 può svolgere pertanto lo sport che più gli è congeniale, fermo restando i principi già detti ed evitando sport molto impegnativi dal punto di vista fisico come l’alpinismo, la pesca subacquea e gli sport motoristici. Consigliati invece marcia, ciclismo, nuoto, jogging, tennis e tutti gli sport aerobiciÈ chiaro che ogni attività agonistica è legata alle norme relative alla certificazione da parte del Medico Sportivo che prima di rilasciare l’idoneità, in sinergia con il diabetologo, deve accertare il buon compenso della malattia.

Maurizio Di Mauro
Ambulatorio di Diabetologia e Medicina Interna
Dipartimento Scienze Biomediche Università di Catania
Ospedale Garibaldi
Catania