Si riaprono le scuole

Una buona collaborazione scuola-famiglia deve essere abitualmente in grado di gestire il bambino diabetico nel migliore dei modi, assecondandolo nei suoi piccoli bisogni ed avviandolo verso una vita che dovrà essere uguale a quella degli altri. Settembre, dopo la lunga pausa estiva si ritorna a scuola e per bambini e ragazzi riprende il lungo cammino dell’apprendimento. È innegabile che per il soggetto insulino-dipendente non si tratta solo di oliare gli ingranaggi arrugginiti dai mesi estivi, ma anche di risolvere qualche problema aggiuntivo, sia di natura pratica che psicologica.
Ma è sempre così necessariamente difficile il connubio scuola-bambino diabetico e insegnante-famiglia? Ovviamente no nella maggior parte dei casi. Possiamo trovarci di fronte a diverse situazioni: diabete di nuova o di vecchia diagnosi, bambino o adolescente, scuola abituale o scuola nuova, magari superiore. Se il ritorno nello stesso ambiente scolastico del bambino insulino-dipendente non crea usualmente problemi, il passaggio dalla scuola elementare, a dimensione più familiare, alla scuola media in cui ruotano diversi insegnanti, può causare nei ragazzi e nelle loro famiglie tensioni e qualche problema psicologico-comportamentale, specie quando si ritorna a scuola con un diabete neodiagnosticato. Certamente si deve partire dal presupposto che il bambino diabetico è uguale al suo compagno di banco al 99,9%, unica differenza la sua totale dipendenza dall’insulina esogena, a causa della mancata funzione di pochi grammi di cellule (le beta-cellule pancreatiche, essenziali per la vita di ogni essere umano).

 PROBLEMI DI ORDINE PRATICO  
Sono prevalenti nel bambino diabetico della scuola elementare che si trova in classe per la prima volta con questa nuova problematica e che trascorre buona parte della giornata, compreso l’orario del pranzo, nel proprio ambiente scolastico. Difficilmente prima dei dieci anni il bambino raggiunge sia l’affidabilità nell’esecuzione dei controlli glicemici e nella somministrazione insulinica e la piena capacità di riconoscere i sintomi dell’ipoglicemia. Ciò significa innanzitutto che, prima dell’inizio dell’anno scolastico, tutti gli insegnanti devono essere informati in maniera semplice e chiara sulle caratteristiche della condizione diabetica con brevi opuscoli, lettere preparate ad hoc o, meglio ancora, anche se più difficilmente realizzabile, attraverso incontri con i medici del Centro Diabetologico. Si dovrà insistere sul fatto che Luigi, che quest’anno è diventato diabetico, dovrà solo essere regolare nell’orario delle merende e del pranzo, che dovrà assentarsi per 5 minuti dalla classe, poco prima del pranzo, per effettuare la glicemia e l’iniezione sottocutanea di insulina e che potrebbe aver bisogno di assumere in qualsiasi orario, qualora comparissero i segni dell’ipoglicemia, cibi contenenti carboidrati semplici (zucchero, caramelle, succhi di frutta, bevande zuccherate, latte ecc.) o complessi (fette biscottate, crackers, pane, ecc.). È in realtà quest’ultima evenienza che crea maggiore ansia nei genitori e nella famiglia e che può generare reazioni di opposizione nel personale della scuola del tipo: “Io non sono un medico, se Luigi sta male chiamo l’ambulanza” oppure “E come faccio a capire se è stanco perché in ipoglicemia o per altri motivi che non capisco! Nel dubbio gli darò da mangiare in ogni caso!” In realtà chi ha convissuto con questi bambini sa bene che l’ipoglicemia è quasi sempre di facile riconoscimento e si verifica più spesso verso fine mattina (come tra l’altro potrebbe accadere nei bambini non diabetici). Una gestione pronta e serena di questi episodi ipoglicemici richiederà solo rarissimamente l’intervento di sanitari. Fortunatamente i bambini diabetici di nuova diagnosi sono spesso nella cosiddetta fase di “luna di miele”, conservano cioè una secrezione residua parziale di insulina che determina necessità giornaliera di poche unità di insulina, glicemie molto stabili e rischio di ipoglicemie quasi nullo. Per quanto riguarda il pasto consumato a scuola, il bambino con diabete dovrà semplicemente seguire un’alimentazione equilibrata, ricca in verdure e povera in carboidrati semplici, il più simile possibile alla dieta dei compagni. Qualsiasi attività fisica scolastica non dovrà essere ovviamente limitata e non creerà problemi se verranno seguiti semplici accorgimenti soprattutto per attività di un certo impegno e cioè l’introduzione di un’extra-quantità di carboidrati nel pasto precedente l’esercizio o una piccola diminuzione dell’insulina che maggiormente sta funzionando in quell’orario. Come riferimento l’insulina analogo rapido ha un picco di azione dopo 45’-2 ore, la rapida dopo 1-3 ore, l’intermedia dopo 5-8 ore. Da quando il mondo scientifico ha concordemente stabilito (oltre 10 anni fa) che nella maggior parte dei casi è necessaria, per il buon controllo del diabete del bambino, anche l’iniezione preprandiale, il vero problema organizzativo per la famiglia è reperire qualcuno disponibile a somministrare l’insulina a pranzo a scuola. Sappiamo bene che non poche madri hanno dovuto limitarsi nel lavoro o anche rinunciare completamente ad esso per poter seguire il proprio figlio con diabete. A volte nonni tuttofare hanno risolto il problema recandosi quotidianamente a scuola dal nipote con grande affetto. In altre aree più fortunate è stato invece possibile, spesso anche grazie all’intervento delle Associazioni di Volontariato, fornire gratuitamente alle famiglie un infermiere dedicato, che giornalmente si reca a scuola per somministrare l’insulina al bambino, seguendo prospetti terapeutici indicati dal pediatra diabetologo e dalla famiglia.

 PROBLEMI PSICOLOGICO-COMPORTAMENTALI  
Innanzitutto si deve ricordare che il rendimento scolastico dei soggetti diabetici è del tutto sovrapponibile, come dimostrato dalla letteratura scientifica, a quello dei soggetti non diabetici. Inoltre, se si escludono i 4-5 giorni annuali di assenza dalla scuola legati ai controlli routinari presso il Centro di riferimento diabetologico, l’alunno con diabete non perde usualmente più giornate scolastiche rispetto al coetaneo non diabetico. È vero al contrario che le famiglie dei bambini diabetici esprimono più facilmente preoccupazioni riguardanti la frequenza scolastica dei loro figli. Se abbiamo già visto come le problematiche dei piccoli diabetici siano di natura soprattutto pratica, dobbiamo sottolineare che l’adolescente diabetico può vivere con ansia l’inserimento a scuola, soprattutto nei casi di neodiagnosi e in particolare può avere difficoltà a comunicare la propria condizione ad insegnanti e compagni. Riteniamo che anche in questo caso i professori, in particolare quelli con più ore di insegnamento e quello di educazione fisica, dovranno comunque essere informati sul problema diabete e sugli opportuni comportamenti da tenere in caso di situazioni particolari (ipoglicemia soprattutto). Il ragazzo poi deciderà lui stesso se dirlo o meno ai compagni e gli insegnanti dovranno rispettare il suo desiderio.
Sono più fortunati in genere i ragazzi estroversi, che riescono a trasmettere alla classe la notizia disinvoltamente, a volte sfruttando anche un certo protagonismo dell’adolescente, ed in modo da poter dare all’evento un obiettivo socializzante. Dobbiamo aggiungere, purtroppo, che troppo spesso l’opinione pubblica è scarsamente informata sul diabete giovanile e la reazione che si ottiene comunicando il problema non è sempre appropriata, specie per l’adolescente, che può essere più vulnerabile nel periodo di formazione dell’autostima personale e della propria immagine corporea. La scuola dovrebbe avere il merito di inserire questi ragazzi nel gruppo dei coetanei senza pregiudizi. Lo psicologo del Centro diabetologico o anche il confronto con altri ragazzi diabetici di riferimento già adulti sono usualmente di grande aiuto nei casi in cui la tensione emotiva sia tale da influenzare negativamente l’equilibrio del ragazzo e, di conseguenza, il suo rendimento scolastico. Possiamo concludere che una buona collaborazione scuola-famiglia deve essere abitualmente in grado di gestire il bambino diabetico nel migliore dei modi, assecondandolo nei suoi piccoli bisogni ed avviandolo verso una vita che dovrà essere uguale a quella degli altri. La buona integrazione con compagni e amici di scuola e il sostegno degli insegnanti potranno minimizzare le eventuali angosce legate alla condizione diabetica e permetteranno l’inserimento nel mondo degli adulti di un soggetto spesso più autonomo e responsabile dei suoi coetanei.

 

Stefano Zucchini
Dipartimento di Pediatria
Azienda Ospedaliera S. Orsola-Malpighi
Bologna