Scuola e glicemia possono convivere

Come per tutte le patologie croniche dell’infanzia il coinvolgimento della scuola permette al bambino di fruire in maniera sicura della frequenza scolastica. Le strategie, che possono essere sovrapponibili per patologie diverse, prevedono di fornire al personale scolastico delle conoscenze di base sulla malattia. Nello specifico per il diabete tali conoscenze devono prevedere i seguenti argomenti:
Che cos’è il diabete, quali sono i sintomi di esordio, l’alimentazione, l’attività fisica, la terapia insulinica, l’autocontrollo, le iperglicemie, le malattie intercorrenti.

È anche possibile che la scuola preveda che un ristretto gruppo di persone riceva da personale medico qualificato conoscenze più approfondite sul diabete da diffondere poi a tutto il personale scolastico. Il ruolo delle associazioni di volontariato può risultare determinante nello stimolare le istituzioni scolastiche a migliorare il livello di conoscenza sul diabete, nell’organizzare incontri con i pediatri diabetologi. Le campagne di educazione sanitaria, promosse dai Servizi di Diabetologia pediatrica, dalla scuola e dalle associazioni dovrebbero coordinarsi con le attività istituzionali di aggiornamento del personale scolastico (ad esempio progetti obiettivi, ecc.) ed essere organizzate almeno sulla base di istituto o distretto scolastico. Dove presenti devono essere coinvolti il personale della mensa scolastica e i medici della medicina scolastica. È fondamentale coinvolgere anche gli alunni per facilitare la socializzazione del bambino con diabete. I compiti del personale docente (Tab. 1), dei genitori e degli alunni (Tab. 2) devono risultare chiari. In particolare non è possibile pretendere dal personale scolastico un coinvolgimento che vada oltre i compiti istituzionali. 
Tuttavia, la semplice disponibilità a conservare a scuola materiale per l’autocontrollo, carboidrati e glucagone possono risultare di incommensurabile valore in caso, ad esempio, di ipoglicemia. 
Al di là delle strategie generali, l’approccio individuale rimane indispensabile e i colloqui, soprattutto all’esordio del diabete, tra personale scolastico e famiglia, spesso ansiogeni per entrambi, possono giovarsi della presenza di un pediatra diabetologo e, dove disponibile, di una famiglia guida che ha già affrontato positivamente questa fase dell’inserimento scolastico. La scuola deve essere fornita di linee guida chiare sia per gestire le situazioni quotidiane (orario dei pasti, possibilità di consumare spuntini durante le lezioni e di recarsi più spesso in bagno) che per affrontare le emergenze (ipoglicemie, malattie intercorrenti con e senza vomito). La qualità di un sistema scolastico si giudica sulla base della capacità di garantire l’istruzione a tutti e sulla capacità di garantire ai singoli alunni, soprattutto se portatori di patologie croniche, la fruizione sicura ed efficace della frequenza scolastica.
Da quest’ultimo punto di vista molto rimane ancora da fare.

Stefano Tumini
Dirigente medico presso la Clinica Pediatrica
dell’Università di Chieti