Occhio alle terapie alternative

 

Lo staff diabetologico deve evitare di ridicolizzare il genitore che ricorre a queste pratiche
I metodi di cura alternativa o complementare sono divenuti, nell’ultimo decennio, sempre più popolari. Nel Regno Unito è stato calcolato in circa 50.000 il numero di operatori nel settore, fra pranoterapisti, omeopati, sensitivi e anche maghi. Un recente studio compiuto negli Stati Uniti ha rivelato che un terzo dei pazienti sarebbe propenso a tentare terapie non convenzionali per i propri problemi di salute. Una sottile vena di sfiducia si sta aprendo tra malato e medicina ufficiale. Le cure alternative sono state utilizzate in malattie croniche e incurabili, con giovamento solo parziale e transitorio, quali i disturbi reumatici, l’asma e le dermatosi croniche. Disastrose si sono rivelate quelle per le neoplasie. Eppure c’è ancora chi si fa tentare.
Il diabete mellito, che è una malattia altrettanto cronica, è stato finora marginalmente interessato dalle cure alternative.
Una spiegazione potrebbe essere rappresentata dai buoni successi del trattamento con insulina e dalla mancanza di una valida terapia alternativa. Tuttavia negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo aumento di offerte di cura alternativa anche per il diabete come la dieta macrobiotica, il trattamento con cromo e acido nicotinico, l’assunzione di latte bollito con perle d’ostrica o di tea d’erba cinese, nonché il ricorso a cure omeopatiche o a particolari tecniche di meditazione. Sono state censite almeno trenta erbe medicinali che, per il loro contenuto di elementi minerali inorganici (potassio, zinco, calcio, cromo, ecc.), vengono impiegate nel trattamento del diabete mellito in virtù del loro presunto potere di favorire il rilascio di insulina dalle betacellule insulari o di conservare la tolleranza al glucosio. Le tisane di alcune piante particolarmente ricche di cromo sembrano migliorare la tolleranza al glucosio e la sensibilità all’insulina. Una formulazione erboristica ayurvedica, la Transina, (comprendente Withania somnifera, Tinospora cordifolia, Eclipt alba, Ocimium sanctumPicrorrhiza kurroa) avrebbe rivelato, nei ratti resi diabetici, effetto anti-iperglicemizzante per la sua attività antiossidante a livello delle insule pancreatiche. Nelle isole di Trinidad e Tobago, il 24% della popolazione con diabete tipo 2 fa ricorso abituale a erbe selvatiche per la cura della malattia in virtù dei loro effetti ipoglicemizzanti; in Uganda, la percentuale sarebbe più bassa attestandosi attorno all’1%. Questi trattamenti non hanno alcun fondamento scientifico che supporti la loro efficacia e alcuni pazienti che ne hanno fatto uso hanno avuto severi scompensi metabolici. Negli ultimi due anni abbiamo scoperto casualmente che tre dei pazienti in cura al nostro Servizio stavano seguendo o avevano sperimentato un trattamento alternativo: la scoperta venne fatta, in due casi, in occasione di uno scompenso metabolico e nel terzo per spontanea ammissione dei genitori di fronte a un aumento inspiegabile dei valori di HbA1c. Il primo paziente, 6 anni e mezzo, è arrivato in ospedale in stato di chetoacidosi grave con coma, dopo avere ridotto del 77% la dose giornaliera di insulina sostituendola, su consiglio di una guaritrice Ayur-Ved, con gocce di soluzione acquosa a base di Bardana Actium Lappa, un’erba dall’aspetto irsuto (come l’orso, “Arctium”, di origine greca) cosiddetta in quanto ha la proprietà di afferrare i vestiti o il vello degli animali proprio come una mano (dal celtico “Llap”, mano). La Bardana cresce su terreni incolti ricchi di nitrati e le sue radici e foglie vengono utilizzate in erboristeria per il contenuto di “lappina” (olio essenziale), acidi grassi, gliceridi, carbonato e nitrato di calcio, fitosteroli, acido clorogenico (che avrebbe un’azione attivante i processi biologici cutanei) e una sostanza antibiotica contro lo stafilococco. Alla Bardana vengono riconosciute inoltre  virtù ipoglicemizzanti e per questo motivo è stata consigliata a Giuseppe in alternativa all’insulina. Il secondo paziente, 10 anni, ci era stato segnalato dagli insegnanti in quanto appariva da qualche giorno “stanco, dimagrito e poliurico”. Al ricovero per modesta chetoacidosi,  la mamma, prima reticente,  ha ammesso alla fine che il figlio era in cura da un “ecologista clinico” che, avendolo riconosciuto allergico a molti alimenti, lo aveva messo a dieta con “pane di segale, acqua e sale” procurandogli un calo ponderale di 2 kg in 30 giorni e una  diminuzione della dose giornaliera di insulina del 68%. Il terzo paziente, 21 anni, ha rivelato, al momento di passare al Centro di Diabetologia dell’adulto, di essere stato in trattamento all’età di 8-9 anni, da un “pranoterapista veggente” che lo aveva curato con “lacrime della Madonna”, preghiere e meditazioni fino a diminuire del 50% la dose giornaliera di insulina. Un’unità di insulina in meno per ogni lacrima.

 Risultato: un’elevazione dell’HbA1c alle stelle
Il diabete è una malattia cronica e il suo trattamento mediante le risorse attuali può creare insoddisfazione in alcuni pazienti o genitori. È di conseguenza fatto non sorprendente che alcuni di essi vadano alla ricerca di cure ritenute “miracolose” come quelle proposte dalla “medicina alternativa”. È difficile standardizzare il comportamento da tenersi di fronte alla scoperta di un ricorso a questo tipo di trattamento. Riteniamo comunque che, prima di tutto, lo staff diabetologico debba evitare di ridicolizzare il genitore che ricorre a queste pratiche.  Chi lo fa è spesso in conflitto con la medicina convenzionale perché non sa guarire la malattia del proprio figliolo e probabilmente anche con il pediatra diabetologo perché con esso potrebbe non riuscire ad avere un dialogo sufficientemente liberatorio. Per superare queste impasses potrebbe essere utile nei colloqui con i genitori, che in genere si susseguono numerosi nelle prime settimane di malattia, che pediatri e infermieri discutessero, essi per primi, di medicina alternativa, evitando di fornire giudizi sommari, portando al contrario prove sulla loro inefficacia. La franchezza del dialogo potrebbe incoraggiare i genitori, tentati dalla medicina alternativa, a parlarne preventivamente in forma amichevole e franca con lo staff del Centro, la cui fermezza sull’irrevocabilità della terapia con insulina deve essere assoluta e inequivocabile.

Maurizio Vanelli
Centro Regionale e Interuniversitario di Diabetologia Pediatrica
Università di Parma