L’ipoglicemia notturna

L’ utilità e, in qualche caso, la necessità di effettuare un trattamento insulinico intensivo in età pediatrica, ma soprattutto in età prepuberale e puberale, può comportare il rischio di una maggiore frequenza di ipoglicemie, anche durante la notte.
Nella maggior parte dei casi, tuttavia l’ipoglicemia notturna si può prevenire conoscendo quali possono essere le possibili cause.
In condizioni fisiologiche buone, durante la notte è richiesta meno insulina rispetto alla quantità somministrata quotidianamente ai pazienti diabetici; inoltre, nel tentativo di normalizzare la glicemia al risveglio, soprattutto utilizzando insulina intermedia (NPH), la cui attività è caratterizzata da un picco alla 5a – 6a ora dall’iniezione e da un decremento importante dopo la 6a – 8a ora, si può andare incontro ad ipoglicemia notturna più o meno grave. Aumentando infatti la dose serale dell’insulina  intermedia, nel tentativo di ridurre l’iperglicemia mattutina, aumenta il rischio di ipoglicemia notturna. Esiste tuttavia una buona correlazione tra il valore della glicemia delle ore 23 (<120 mg/dl) e il rischio di ipoglicemia notturna. Talvolta è utile un controllo della glicemia alle ore 2-3 del mattino, momento dell’azione massima dell’intermedia somministrata la sera.
È importante quindi, per evitare una ipoglicemia notturna, far assumere una piccola quota di carboidrati a lento assorbimento (15-20 gr), se la glicemia alle ore 23 è <120 mg/dl e non aumentare l’intermedia serale se la glicemia alle ore 2-3 è <100 mg/dl. È stato dimostrato che tra le cause più frequenti di ipoglicemia notturna di diversa gravità, vi è l’attività fisica intensa, praticata anche 6-12 ore prima. Si può prevenire controllando la glicemia 2 ore dopo l’esercizio e 2 ore dopo il pasto serale, aumentando i carboidrati e diminuendo l’insulina del pasto successivo all’attività fisica. È attesa la registrazione anche in Italia di analoghi dell’insulina a lunga durata d’azione, derivanti da 2 modificazioni dell’insulina umana, che favoriscono un assorbimento ritardato e relativamente costante nel tempo, mimando così la secrezione basale di insulina che si ottiene, per esempio, con il microinfusore. I dati finora disponibili dimostrano che questi analoghi a lunga durata d’azione usati al posto dell’intermedia (NPH), avendo un assorbimento costante per 20-22 ore, riducono la glicemia a digiuno, soprattutto al risveglio, e il numero delle ipoglicemie notturne. È probabile quindi che in tempi brevi le ipoglicemie notturne, che provocano, soprattutto nei genitori dei bambini diabetici più piccoli, preoccupazioni tali da rendere necessario un controllo della glicemia anche durante la notte, saranno meno temute.
È importante, tuttavia, anche per questo aspetto, rinnovare il concetto che la miglior cura dell’ipoglicemia è la prevenzione, soprattutto se viene attuata nell’ottica di un’istituzione adeguata e permanente nell’autocontrollo della malattia. L’obiettivo del diabetologo pediatra, della famiglia e/o del paziente diabetico, è anche quello di migliorare la qualità di vita, di favorire un sufficiente o buon controllo metabolico secondo l’età del bambino, riducendo il rischio di ipoglicemia notturna, anche a costo di imparare ad accettare, con una certa rassegnazione, l’iperglicemia mattutina.

Giovanni Marietti
Servizio di Diabetologia Pediatrica
Clinica Pediatrica U.C.S.C.
Policlinico Gemelli – Roma