L’importanza dell’autocontrollo e dell’autogestione

Ruolo fondamentale del team diabetologico all’esordio è quello di educare il piccolo paziente e la sua famiglia a saper gestire autonomamente il diabete e a saper ricostruire un nuovo equilibrio di salute. L’educazione del paziente diabetico passa da una esposizione chiara di tutte le tecniche di autocontrollo domiciliare alla dimostrazione del corretto utilizzo di tutti i presidi. Il saper fare del paziente diabetico fa sì che esso recuperi autostima e indipendenza aiutandolo ad accettare attivamente la propria patologia. L’operatore non solo deve avere conoscenza della malattia e delle complicanze ma deve anche saper comunicare in maniera compatibile all’ambiente familiare e adeguarsi alle abitudini di vita del paziente.
Scopo del buon compenso è di:
✔ Mantenere l’equilibrio metabolico il più vicino possibile allo stato non diabetico.
✔ Evitare l’insorgenza di complicanze a breve e medio termine (gravi ipo o iperglicemie).
✔ Consentire un normale accrescimento del bambino diabetico.
✔ Evitare l’insorgenza di complicanze a lungo termine (retinopatia, nefropatia, neuropatia).
✔ Cercare di ottenere una buona qualità di vita.

Il diabete è una delle malattie croniche in cui si domanda una compartecipazione attiva del paziente e/o dei suoi familiari. In tal senso l’introduzione dell’autocontrollo domiciliare rappresenta il vero cambiamento nella gestione della terapia. Negli anni ’80 viene introdotto l’auto-monitoraggio della glicemia, della glicosuria e della chetonuria. Tale strumento ha consentito ai sanitari e ai pazienti di conoscere “come va il diabete” nella vita di tutti i giorni, e si è rivelato requisito indispensabile per il trattamento consentendo: un adeguamento repentino della terapia insulinica, una riduzione dell’ospedalizzazione del paziente, un adattamento della terapia alle esigenze individuali che possono variare in rapporto a varie situazioni (scuola, vacanze, malattie). Si è via via cercato di affinare l’accuratezza e la precisione dei dati di automonitoraggio delle glicemia, passando da strumenti complicati e con alta possibilità di errore a reflettometri sempre più semplici, sicuri e maneggevoli, che utilizzano sia strisce a cromogeni che a misurazione elettrochimica. Esiste già la possibilità di effettuare il monitoraggio continuo della glicemia (holter glicemico); in futuro si potranno forse utilizzare dei sistemi di monitoraggio indolori a spettro infrarosso già in fase di sperimentazione.Quando vanno effettuate le glicemie nella vita di ogni giorno? La risposta è variabile a seconda dell’età del bambino, dello stato di benessere o di malattia, della pratica di esercizio fisico intenso (sport). Presso il nostro Centro siamo abituati a suggerire una valutazione a scacchiera (a giorni alterni) delle glicemia, un giorno si valutano i pre-prandiali, un giorno i postprandiali, in modo che, nell’arco di tre giorni, si possano effettuare  adeguate variazioni della terapia insulinica. I controlli vanno tuttavia intensificati in situazioni particolari, come malattie intercorrenti, sport, viaggi. Nonostante l’uso prevalente della glicemia, la valutazione della glicosuria non ha perso il suo significato: rappresenta la sommatoria di eventuali iperglicemie nelle ore precedenti alle determinazioni. Utile “sfondo” ai profili glicemici, non può essere utilizzata per la diagnosi di ipoglicemia,la sua sensibilità è legata alla soglia renale, aiuta a prevenire gravi scompensi specie se si associa alla valutazione della chetonuria. Recentemente, si è aggiunta la possibilità di valutare i corpi chetonici nel sangue mediante l’uso di strisce reattive: tale metodo risulta particolarmente utile nei bambini molto piccoli in cui è difficile valutare la chetonuria (per la difficoltà di raccolta del campione) o negli adolescenti che non vogliono controllare le urine.Il raggiungimento di un buon compenso metabolico si ottiene attraverso un equilibrio tra terapia insulinica, alimentazione, esercizio fisico e corretto monitoraggio domiciliare.Saranno altresì necessari: le istruzioni per la prevenzione, il riconoscimento e il trattamento delle ipoglicemie, programmi di educazione e di rinforzo alla compliance, la discussione e la rivalutazione periodica degli obiettivi di terapia.Gli  obiettivi del trattamento dovranno essere sempre adattati ai singoli individui: genericamente si può suddividere la popolazione pediatrica in rapporto all’età sopra o sotto i 5 anni poiché diversa può essere l’adesione al piano terapeutico e il rischio ipoglicemico. (tab. 1 e tab. 2).

In consuntivo precisiamo che si può convivere bene con la malattia e che il futuro non deve essere adombrato dall’insorgenza delle complicanze. Stiamo cominciando solo adesso a valutare i risultati di un nuovo modo di gestire il bambino diabetico.

Francesca Cardella
Responsabile Diabetologia Pediatrica
Ospedale dei Bambini di Palermo