L’educazione terapeutica

Il diabete ha una realtà fisica che richiede un reciproco, giornaliero adeguamento della somministrazione d’insulina, dell’alimentazione e dell’attività fisica. Questo adeguamento deve essere necessariamente effettuato dallo stesso diabetico (dai genitori prima e in seguito, progressivamente, dal bambino e adolescente fino alla sua completa autonomia). Per questo è necessario che il soggetto con diabete e la sua famiglia vengano educati all’autogestione del proprio diabete. La terapia del diabete è, dunque, essenzialmente un’educazione all’autogestione. Questa affermazione non vuole essere riduttiva, anzi, vuole ampliare l’intervento terapeutico, che non deve essere limitato solo alla sfera fisica (con prescrizioni insulinico-dietetiche) ma interessare la totalità della persona del soggetto diabetico. Quest’ultimo, infatti, deve essere aiutato a scoprire di possedere innate capacità di autogestire la propria vita con il diabete e a svilupparle per poi metterle in pratica. Così va intesa e realizzata l’autogestione, come “empowerment” e così l’intervento terapeutico può trasformarsi in educazione all’“empowerment”.
Ma come? È necessario che il diabetico e l’équipe terapeutica intendano veramente cambiare ruoli ed atteggiamenti. Il giovane con diabete e i suoi genitori non possono considerarsi come vittime passive ma “persone” propositive (e non solo etichettate per i loro schemi terapeutici), capaci, invece, di acquisire informazioni ed esperienze per poter gestire responsabilmente e consapevolmente schemi terapeutici adatti alle proprie esigenze di vita col diabete. L’équipe diabetologica, d’altra parte, deve accettare di non essere direttiva, quale sicura depositaria del sapere, ma sentirsi disponibile all’ascolto delle esigenze e  delle richieste del diabetico e della famiglia, per aiutarli alla riflessione sulle proprie esperienze e poter, così, insieme concordare e definire il programma di autogestione della personale condizione diabetica. Per il diabetico non più “compliance” come rispetto obbligato di prescrizioni proposte dall’équipe, ma consapevole scelta di programma di autogestione. Per l’équipe non più deludente insoddisfazione per il mancato rispetto delle prescrizioni, ma intima insoddisfazione per avere aiutato il giovane diabetico e la sua famiglia nella consapevole scelta del proprio schema terapeutico, a scoprire e sviluppare proprie capacità di autogestirlo.
Ogni incontro tra diabetico ed équipe che si svolgesse con queste intenzioni si trasformerebbe, allora, in significativo ed efficace incontro di educazione terapeutica.

Francesco Dammacco
Divisione Malattie Endocrine e Diabete
Ospedale Pediatrico Giovanni XXXIII
Bari