L’educazione dell’adolescente

È ampiamente condiviso il giudizio che il controllo del diabete in età adolescenziale sia un “problema”. Lo è in effetti per l’adolescente, la famiglia, il team diabetologico a causa della confluenza in questa fascia di età di una serie di motivi validi: i valori delle HbAlc aumentano, il fabbisogno di insulina cresce, i conflitti coi genitori diventano fatti quotidiani, le defezioni dalle visite ambulatoriali si ripetono, le trasgressioni alimentari diventano una costante, le sostanze voluttuarie fanno la loro prepotente entrée.
Tutte queste variabili rendono il fardello del diabete più pesante e di conseguenza causano lo scadimento della qualità di vita dell’adolescente. Da questo scenario emerge la necessità di un mutamento di rotta sul piano del dialogo, della comunicazione, dell’educazione sanitaria, con un solo obiettivo: recuperare quell’adolescente finito “fuori gioco”, prima che faccia qualche “autorete”.
Le tattiche sono molteplici, nessuna comunque sicuramente vincente. La strategia che noi preferiamo è “palla al centro, si ricomincia”. Il colpo di fischietto lo diamo non appena registriamo un tracking (letteralmente: arrampicamento) di alcuni indici di rischio: HbAlc, eccesso ponderale, fabbisogno di insulina, omissioni nella glicemia, diserzione dalle visite. Mettiamo in campo allora una nuova squadra. Nuovo il regista (un medico ben conosciuto, ma poco familiare) che, defilato, gestisca con energia e flessibiltà le “punte” della consultazione (dietista, psicologa, infermiera). Aboliamo le visite assembleari: mettiamo in panchina i genitori, espelliamo gli specializzandi (soddisfacendo il loro voyeurismo didattico con una videopartecipazione  a circuito chiuso), diamo ampio spazio ai tecnici affinché l’adolescente si senta libero di parlare, confrontarsi, costruire un percorso personalizzato. Raccomandiamo pazienza, nervi saldi, disponibilità ad ascoltare. Mettiamo fuori gioco i paternalismi e, se viene accettato, facciamo “scaldare” il boy la girl friend. Nei momenti di melina, cerchiamo di attizzare la partecipazione dialogando di “cose” adolescenziali come le droghe, il fumo, la discoteca, il rapporto con il partner… Con chi ha una sensibilità elettronica facciamo in tempo reale una capatina nei siti webs dedicati al diabete per discutere de visu di microinfusione, monitoraggio continuo della glicemia, procedure non invasive per la terapia insulinica e per la misurazione della glicemia. Il telefono… il telefono deve essere sempre libero per l’adolescente con cui egli ormai convive. Ogni anno il nostro numero verde (800 848043, mantenuto dall’AGD-Parma) riceve più di 1500 chiamate, il 32% da adolescenti. E se tutto questo non funzionasse? Di nuovo “palla al centro, si ricomincia”. Si può ricominciare ad esempio con l’home care, mandando a casa degli adolescenti più resistenti l’infermiera (non il medico!) dell’ambulatorio diabetologico per una discreta ricognizione alla quale possono fare seguito altre visite, tutte improntate alla verifica dei mezzi dell’autocontrollo, nell’ambito delle quali si troverà un piccolo spazio per l’educazione sanitaria. Con questa procedura abbiamo recuperato una decina di adolescenti che sembravano dispersi, giusto il tempo per trasferirli al diabetologo dell’adulto. Un processo complesso ancora senza una soluzione definitiva, ma che comunque richiede un iter non sbrigativo, condiviso e progressivo.

Maurizio Vanelli
Centro Regionale Interuniversitario di Diabetologia pediatrica
Università degli studi di Parma