L’educazione della famiglia nell’età prescolare

Il diabete mellito di tipo 1 ha mostrato, recentemente, un aumento dell’incidenza in età prescolare. Le modalità di presentazione della malattia sono simili ad ogni età, ma l’esordio in tenera età costituisce un duro colpo per la famiglia che appare decisamente disorientata. La necessità di informare i genitori ed istruirli diviene, pertanto, fondamentale. La gestione del bambino piccolo col diabete è alquanto laboriosa sia per la famiglia che per gli operatori sanitari che affrontano il problema in completa assenza di collaborazione da parte del bambino.
Il fine ultimo della terapia del diabete rimane comunque quello di ottenere il miglior controllo metabolico possibile evitando la comparsa di ipoglicemia (che in tenera età si sono dimostrate estremamente dannose), di chetoacidosi assicurando un’adeguata crescita ed un normale sviluppo fisico e sociale con integrazione nel sistema di istruzione prescolare.
Per ottenere tutto ciò è necessario una opportuna istruzione mirata a coinvolgere inizialmente i soli genitori e, per gradi, anche il bambino. Gli operatori sanitari informano i genitori sulla necessità di usare l’insulina, di adattarne le dosi ai pasti e soprattutto di monitorare la glicemia, elemento essenziale della terapia. Fortunatamente la tecnologia ha fornito un consistente contributo creando apparecchi sempre più piccoli, meno dolorosi e soprattutto che richiedono minore quantità di sangue necessaria per il loro funzionamento. Il monitoraggio domiciliare della glicemia rappresenta l’unico mezzo per prevenire e documentare le ipoglicemie e i genitori ne fanno un ampio uso. Infatti nei bambini nella prima infanzia l’ipoglicemia si manifesta con sintomi aspecifici e difficilmente riconoscibili quali pallore, agitazione e soprattutto alterazione del comportamento. Inoltre, l’ipoglicemia con convulsioni nel lattante e nei bambini piccoli, può più frequentemente causare danni durante il delicato processo di maturazione cerebrale. Come per gli altri aspetti dello stile di vita, anche la dieta nel bambino in età prescolare è variabile.
I genitori provano una considerevole ansia in merito all’apporto alimentare del loro bambino focalizzando l’attenzione su questo aspetto. Ciò è vero in particolar modo per il neonato, il lattante, ed il bimbo fino a tre anni di vita nei quali l’imprevedibilità dell’apporto è la regola.
Particolarmente complessa risulta essere la gestione del bambino nei primi mesi di vita ad esclusiva alimentazione lattea. Le strategie educative variano, quindi, a seconda dell’età del piccolo paziente e delle esigenze individuali. Quando il bimbo ha meno di tre anni il suo sviluppo cognitivo è di tipo sensitivo-motorio per cui non è in grado di comprendere quanto gli sta accadendo, conseguentemente vengono istruiti solo i genitori e il personale sanitario adotta strategie rivolte essenzialmente alla famiglia. Dai tre a sei anni di età lo sviluppo cognitivo del piccolo diviene preconcettuale e pertanto egli può partecipare progressivamente alle gestione del diabete (ad esempio può aiutare nelle iniezioni di insulina, incominciare a comprendere le differenze nel contenuto di carboidrati nei cibi, imparare progressivamente a riconoscere i sintomi di ipoglicemia); in questa fase sono stati utilizzati vari metodi (pannelli di feltro, giochi, burattini, il disegno) con risultati diversi in relazione alla metodologia usata. In alcuni Sevizi di Diabetologia Pediatrica sono stati anche utilizzati soggiorni educativi (campi scuola) per le mamme e i bambini piccoli, con buoni risultati, soprattutto nella strategia di tranquillizzare i genitori sulla gestibilità del diabete anche a questa età e di far fronte a problemi importanti in un ambiente più protetto. Inoltre è compito degli operatori sanitari quello di riconoscere l’insorgere di particolari problemi e di tensioni familiari che potrebbero causare maggiori difficoltà nella gestione del bambino con diabete a qualsiasi età, in particolare nella prima infanzia (ad esempio divorzio, separazione, abuso di droghe, alcoolismo, disoccupazione, povertà e malattia mentale).
È inutile, inoltre, organizzare incontri tra le famiglie dei più piccoli per permettere loro di condividere preoccupazioni ed esperienze, e colloqui con i genitori di bambini più grandi per dimostrare che molte delle difficoltà incontrate dalle famiglie (rifiuto delle iniezioni, difficoltà nell’alimentazione, problemi di comportamento) si risolvono con il tempo e con l’avanzamento dell’età del bimbo. Sono sicuramente produttivi gli interventi di origine psicologica atti a ridurre l’ansia e la depressione nei genitori.
L’educazione, come in tutte le epoche della vita, rappresenta un punto cardine nell’approccio multidisciplinare del diabete.

 

Maria Teresa Anzellotti, Stefano Tumini, Francesco Chiarelli
Clinica Pediatrica Università di Chieti