L’educazione del bambino in età scolare

Nel bambino di età compresa tra i 6 anni e la pubertà si verifica normalmente un graduale aumento dell’autonomia dai genitori con estensione della vita di relazione fuori dall’ambiente familiare. È questa l’epoca nella quale si stabilisce progressivamente il confronto con i coetanei non diabetici  ed inizia la consapevolezza delle restrizioni imposte dal piano terapeutico. In questa epoca aumenta ,quindi, in maniera crescente l’importanza, sul piano educativo, della comunità scolastica e delle attività sociali correlate (gite, feste, attività ludico-sportiva). È necessario pertanto il coinvolgimento degli insegnanti nel piano educativo, attuabile mediante un continuo contatto con lo staff curante. Gli insegnanti vanno rassicurati sulle condizioni del paziente e sul fatto che l’unica “emergenza” possibile è costituita dalla crisi ipoglicemica, per la cui gestione possono essere fornite le dovute istruzioni.
L’integrazione del paziente con la comunità dei compagni fa parte del corredo professionale dell’insegnante e in genere esso viene assolto brillantemente. È però importante sapere che, per legge, gli insegnanti non possono somministrare l’insulina (come qualunque altro farmaco che non sia di emergenza). 
Essi hanno infatti la responsabilità dell’intera classe dalla quale non possono in nessun momento distogliere l’attenzione. Ciò può costituire un notevole limite alla flessibilità del piano terapeutico, soprattutto per i bambini che fanno orario prolungato e che devono quindi pranzare a scuola. Talvolta, l’orario cambia solo in alcuni giorni della settimana, rendendo necessario elaborare piani terapeutici differenti per i diversi giorni della settimana. Anche se in qualche paziente lo schema a due somministrazioni può saltuariamente essere utilizzato (associazione di insulina rapida e ritardata a colazione e a cena), questa non è una soluzione praticabile, essendo questo schema ormai desueto perché troppo lontano dai ritmi normali di secrezione insulinica). È perciò necessario che le Associazioni dei genitori si impegnino con le Aziende Sanitarie competenti per territorio per cercare soluzioni. L’organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale prevede l’identificazione di professionalità di tipo infermieristico che potrebbero recarsi a praticare l’insulina negli orari previsti, naturalmente in rapporto alle caratteristiche del territorio stesso (distanze da percorrere, densità di popolazione).

 Il ruolo del team curante
In questa fase della vita il bambino diabetico sarà inizialmente gestito dai genitori ma, in base  all’età e all’epoca d’insorgenza della malattia, potrà essere sollecitato ad assumere un ruolo sempre più attivo e autonomo commisurato alle sue capacità e disponibilità di comprensione e di coinvolgimento.
L’indipendenza dalla madre e dalla famiglia deve essere accettata volontariamente dal paziente, rispettando i suoi ritmi di maturazione e facendo in modo che non sia un nuovo trauma una responsabilizzazione troppo precoce e poco graduale.
L’incertezza e l’imprevedibilità, tipiche della malattia diabetica, mantengono i genitori in una condizione d’ansia continua, che impedisce loro di raggiungere un adattamento stabile. Molto spesso nascono dei sensi di colpa che si traducono, nei confronti del figlio, in atteggiamenti iperprotettivi e di eccessiva indulgenza che creano nel bambino una notevole insicurezza circa le proprie capacità. Il desiderio di compensare il ragazzo per le frustrazioni legate alla malattia possono indurre i genitori ad intervenire continuamente per eliminare ogni ostacolo ed esaudire ogni suo desiderio. Questi atteggiamenti possono soffocare i naturali impulsi di autorealizzazione ed ostacolare il normale processo verso l’autonomia. Bisogna evitare qualsiasi forma di discriminazione e favorire l’integrazione con i coetanei; ogni dettaglio che sottolinei la differenza con i compagni interferisce con lo sviluppo dei normali rapporti sociali e può determinare scarsa stima e sicurezza nella propria persona.

È fondamentale che vi sia un giusto equilibrio tra protezione dei genitori ed autonomia allo scopo di evitare che, da adolescente, il bambino sia totalmente dipendente dai genitori o al contrario, tanto autonomo da apporre rifiuti categorici alle esigenze della terapia.
Il bambino ha comunque bisogno di un ambiente familiare salutare con regole ben chiare che dovranno essere fatte rispettare con decisione e concordanza dai genitori, con un  atteggiamento disponibile e affettuoso, senza molte restrizioni.

Per ottenere una gestione adeguata è pertanto necessaria una stretta collaborazione tra il bambino, la sua famiglia e l’équipe sanitaria del Centro (diabetologo pediatra, psicologo, dietista, infermiera specializzata); questi ultimi dovranno essere coordinati tra loro e sempre disponibili per le esigenze e le necessità del singolo paziente. Il ruolo dell’infermiera è fondamentale nell’insegnare la corretta somministrazione dell’insulina e l’autocontrollo glicemico. L’interazione genitori-bambino dovrà invece essere valutata da uno psicologo esperto in comunicazione, mentre la dietista dovrà fornire i principi di una corretta alimentazione.
Il diabetologo pediatra avrà il compito di coordinare tutte le figure professionali e di completare il rapporto con il bambino e la sua famiglia. Con il pediatra di base potrà essere instaurato un rapporto di collaborazione che andrà di volta in volta definito secondo la disponibilità che egli vorrà avere. 

Francesco Prisco
Servizio Regionale  di Dibetologia Pediatrica “G.Stoppoloni”
 II Università di Napoli