Le malattie da raffreddamento

Sotto la denominazione di malattie da raffreddamento è compreso un gruppo di disturbi che si caratterizza per la presenza di infiammazione o flogosi delle alte vie respiratorie FAV (naso, faringe,trachea, grossi bronchi). Si stima che ogni anno nel periodo dall’autunno alla primavera la quasi totalità dei bambini di età prescolare (2-5 anni), soprattutto quando vengono inseriti per la prima volta nella comunità dei coetanei, presentino almeno un episodio di FAV; la frequenza si riduce a 50% nei bambini in età scolare e a 20- 25% negli adolescenti. Di solito la malattia da raffreddamento, dovuta a infezione virale o più raramente batterica, inizia con vago malessere e sensazione di bruciore al naso e gola, è seguita da rialzo febbrile non particolarmente elevato, secrezione nasale e tosse dapprima secca, poi catarrale. Il quadro si risolve nell’arco di alcuni giorni abitualmente senza complicazioni. Rispetto ai coetanei, i bambini con diabete mellito in compenso metabolico soddisfacente non hanno di per sé un maggiore rischio di contrarre infezioni virali o batteriche e, nel caso di loro sviluppo, non presentano difetti della risposta immunitaria e quindi del decorso dei sintomi. Differente può essere la situazione quando la FAV si manifesta in bambini o adolescenti con una storia di prolungato e grave scompenso glicemico, che può alterare le normali difese organiche e favorire lo sviluppo di germi abitualmente poco aggressivi. L’infezione in questi casi è in grado di provocare un ulteriore peggioramento del bilancio metabolico. Se si esclude questa rara evenienza, le FAV per la modesta intensità dei sintomi e in particolare della febbre, non comportano aumento di secrezione degli ormoni dello stress (adrenalina, GH, cortisolo), non inibiscono l’appetito e di conseguenza hanno un limitato effetto sulla glicemia. È bene comunque aumentare il numero delle misurazioni sia del glucosio ematico che dei chetoni urinari (o ematici se si dispone dei reattivi specifici). Soltanto qualora la glicemia risulti elevata (superiore a 250-300 mg%) in 2-3 controlli successivi e sia anche chetonuria o chetonemia, deve essere presa in considerazione la possibilità di attuare un aumento transitorio del dosaggio insulinico o del numero delle iniezioni. Se l’iperglicemia è rilevata al momento dei pasti principali, si può aumentare del 10- 15% la dose abituale, avendo  comunque sondato l’intenzione del bambino di alimentarsi.
Qualora non esista la ragionevole certezza che il pasto verrà consumato o quando la FAV sia accompagnata da sintomi gastro- intestinali (nausea e/o diarrea), è più prudente somministrare l’iniezione al termine dell’alimentazione. Un eventuale bolo supplementare di 0,1 unità di insulina rapida per ogni Kg di peso corporeo può essere somministrato in caso di persistenza di iperglicemia e chetonemia. Va anche ricordato che lo stato di malessere associato alle malattie da raffreddamento determina talora riduzione dell’appetito con conseguente rischio di lievi ipoglicemie. In questi casi possono essere somministrate piccole quantità di bevande zuccherate o alimenti ricchi in zuccheri semplici in più riprese, a seconda della necessità. Nel complesso non essendo le FAV un evento che altera in modo significativo l’andamento clinico del bambino con diabete, è sufficiente spesso adottare una serie di misure di buon senso: astensione dalla frequenza a scuola per 1-2 giorni nella fase acuta della malattia, sospensione dell’attività sportiva (quando praticata in modo intenso), riposo a casa (non necessariamente a letto!), apporto adeguato di liquidi e di alimenti. Spetta ovviamente al medico curante, qualora i genitori ritengano di consultarlo, la decisione di somministrare o meno farmaci. In genere, trattandosi di malattie da virus, sono sufficienti preparati che riducono i sintomi, quali gli antifebbrili e, al bisogno, gli antistaminici o i mucolitici, gli antibiotici dovrebbero essere usati nel sospetto di infezione da batteri o di complicanze (rare). Il farmaco prescritto va somministrato sotto forma di compresse o di sciroppo senza dolcificante, poco graditi nei bambini più piccoli: la quantità di zucchero contenuta nei diversi sciroppi peraltro non è tale da alterare in modo significativo la glicemia. I cortisonici che di per sé non necessari nel trattamento delle FAV, hanno effetto iperglicemizzante e, qualora dovessero essere utilizzati, possono determinare un transitorio aumento della dose giornaliera di insulina. È tuttora aperta la discussione sulla possibilità di prevenire le malattie stagionali mediante la somministrazione di vaccini o di farmaci (definiti immunostimolanti) che, stimolando le difese immunitarie, ridurrebbero la suscettibilità alle infezioni. Per quanto riguarda il vaccino anti-influenzale, il suo utilizzo è raccomandato ed esistono ormai numerose dimostrazioni della sua efficacia nella riduzione della diffusione della malattia nella popolazione generale e quindi anche nel bambino con diabete. Meno dimostrato è l’effetto degli immunostimolanti, oggi molto utilizzati in bambini di età scolare e che non hanno controindicazioni nel caso di diabete. La somministrazione degli immunostimolanti, come di altri farmaci, dovrebbe comunque essere decisa di comune accordo tra i genitori e il medico curante tenendo conto della malattia da prevenire o curare e della situazione clinico-metabolica del bambino con diabete.

Franco Cerutti
SCDU Endocrinologia e Diabetologia
Az. Ospedaliera OIRM S.Anna Torino