Le domande di giò

Sono uno studente di 15 anni; ho letto che esiste una relazione tra l’equilibrio emotivo e l’equilibrio glicemico. Tutto questo può significare che durante l’interrogazione di inglese, che è per me la materia più ostica, quando non mi riesce di pronunciare un verbo o un aggettivo, la glicemia potrebbe alzarsi?
Se così è trova una spiegazione il fatto che al termine di una interrogazione sono sempre molto affaticato?
Alberto – Asti

Sicuramente lo stress induce un aumento della glicemia. È un meccanismo biologico comune all’uomo ed alle specie animali più evolute che, attraverso un aumento di alcuni ormoni controinsulari ( adrenalina e cortisolo), consente una maggiore disponibilità di “carburante” ( il glucosio) per affrontare una situazione “difficile”. Non esistono però studi che documentino in maniera certa la dimensione del fenomeno nel singolo individuo, soprattutto in chi ha il diabete. In questa ultima categoria, infatti, l’iperglicemia può essere di entità variabile in rapporto allo schema terapeutico, al tempo intercorso dalla somministrazione di insulina, all’orario del pasto, all’equilibrio metabolico di base, etc. Quindi, se penso a quanto probabilmente aumentava la mia glicemia durante l’ora di matematica negli anni del liceo, immagino che anche la tua glicemia aumenti molto durante l’interrogazione di inglese. Ma non credo che sia questo il motivo della tua sensazione di fatica alla fine dell’interrogazione. Un aumento della glicemia transitorio, e probabilmente non elevatissimo, non può creare questa sensazione di malessere, a meno che le tue glicemie non siano stabilmente alte ed il tuo equilibrio metabolico alquanto scadente. Perché pensare sempre al diabete? Non è più facile immaginare che sia lo stress in quanto tale a farti sentire esausto? In genere, per ridurre lo stress di qualunque attività, ci si allena a lungo in modo da affrontare le situazioni dopo averle simulate più volte (come le prove per gli attori). Sono proprio odioso se ti dico che studiando di più e meglio l’inglese potresti stressarti di meno.

Mia figlia, 10 anni,  dopo aver partecipato in agosto ad un campo estivo, è tornata a casa più rinfrancata avendo saputo che è possibile mettere in atto “lo scambio tra alimenti”, a patto che si mantenga fissa la quota di carboidrati. Potrei conoscere qualche cosa di più preciso anche in merito alle tabelle dietetiche?
Gloriana- Roma 

Le liste di scambio degli alimenti sono un sistema collaudato da tempo per consentire un’ agevole variabilità del piano alimentare senza ricorrere a fogli e fogli di piani già fatti. Esse consistono nel fornire una serie di varianti ad un determinato alimento indicando quale altro alimento può sostituirlo e con quale equivalenza di peso perché il contenuto di carboidrati rimanga lo stesso. In pratica, questo sistema risponde alla domanda: quanti grammi di pane possono sostituire x grammi di pasta o y grammi di patate? Naturalmente il principio delle liste di scambio rimane lo stesso anche se rivolto ad altri nutrienti, quali le proteine o i lipidi. Ritornando ai carboidrati, occorre però dire che nel piano alimentare di chi ha il diabete non tutti i carboidrati sono scambiabili allo stesso modo. Si usa infatti distinguere i carboidrati “complessi” ad alto contenuto di amido (pasta, pane, etc.) da quelli semplici (es. lo zucchero che si mette nel caffè). Quest’ultimo viene infatti metabolizzato tanto rapidamente da indurre un rapido e marcato aumento della glicemia mentre il metabolismo degli “amidi” è più lento e l’aumento della glicemia che ne consegue è minore e più protratto nel tempo. Quindi, anche se in teoria una fetta di pane ed un biscotto dolce possono contenere la stessa quantità di carboidrati per ogni 100 grammi di prodotto, lo zucchero contenuto nel biscotto può indurre un aumento più marcato della glicemia ed i due alimenti non risultano scambiabili.
Le liste di scambio restano quindi un sistema valido, ma nell’elaborazione del piano alimentare del soggetto con diabete devono essere elaborate dal diabetologo ed utilizzate da pazienti opportunamente addestrati.

Francesco Prisco
Servizio Regionale di Diabetologia Pediatrica “G. Stoppoloni”
II Università di Napoli