Le domande di Giò

Mia nipote di 13 anni vive in una bellissima città come Roma ma non riesce a coglierne i vantaggi. È triste e malinconica in tutte le manifestazioni alle quali partecipa e tutto è riconducibile alla sua situazione di diabetica. Infatti la malattia le è stata diagnosticata solo da 4 mesi. Ancora è praticamente poco più che una bambina ma al contempo inizia a sentirsi una piccola donna nei rapporti con le amiche, in particolare con gli amici, a scuola, durante le manifestazioni sportive. Insomma non riesce ad accettare quella glicemia più alta rispetto alla norma.  Ci può venire in soccorso con dei consigli utili? Grazie in anticipo da parte di un nonno forse troppo premuroso.
Silvana – Roma

Caro nonno (mi permette di chiamarla così?) la sua lettera è dolcissima e pone, con grande semplicità, un enorme problema che riguarda soprattutto i ragazzi con diabete alle soglie dell’adolescenza. In questa età il senso di emulazione nei confronti dei propri coetanei (il branco) è molto elevato e la sensazione di diversità  è sentita come particolarmente grave ed emarginante. Non esistono dei consigli validi per tutti, anche perché ogni adolescente (come ogni adulto)  ha i suoi tempi di reazione. Un primo consiglio, in realtà banale ma dettato dal buon senso, è quello di non esagerare in stimolazioni continue ma condurre una tattica rasserenante nella quale in ogni momento viene fatto capire, con poche parole e molti fatti, che le occasioni possono essere tutte colte senza nessuna preclusione. Contrariamente a quanto si pensa, i ragazzi hanno più paura delle malattie rispetto a noi adulti, e se ci vedono tranquilli e “positivi”, traggono più conforto rispetto a lunghi discorsi di incoraggiamento. È chiaro che in alcuni casi (per fortuna pochi) il comportamento può essere tale da richiedere l’intervento del team curante e, specificamente, di una figura professionale in grado di approfondire i motivi di disagio psicologico del singolo soggetto dando un aiuto più personalizzato. Ma per questo è bene rivolgersi ai colleghi che hanno in cura sua nipote. Per certi aspetti la sofferenza dei nonni è più grave. Essi hanno il diritto-dovere di amare ma non hanno la possibilità, come i genitori, di scaricare le proprie tensioni nel continuo contatto educativo con i figli. Non vada in crisi anche lei. Sia rassicurante e sereno e, se ha altri nipoti, offra a tutti la stessa dose di interesse e affetto.  Aiuterà sua nipote a non sentirsi “diversa” e ciò le farà bene.

Francesco Prisco
Servizio Regionale di Diabetologia Pediatrica “G. Stoppoloni” 
II Università di Napoli