Le domande dei lettori

Ho un bambino a cui è insorto il diabete all’età di 6 anni e ne ha attualmente poco più di 11. Fino ad ora, con tutte le immaginabili difficoltà, il problema è stato gestito in maniera più che soddisfacente, sia dal punto di vista medico che psicologico. Ma ora, che si avvicina l’adolescenza, mi assale la paura del futuro. Peggiorerà mio figlio? Insorgeranno complicanze? Sarà tutto più difficile?
Alcide – Perugia

Esaminiamo i problemi (o presunti tali) in dettaglio. Da un punto di vista diabetologico vi è da attendersi un aumento dei valori glicemici indotto, in entrambi i sessi, dagli ormoni sessuali, il che rende spesso necessario un aumento delle dosi di insulina. Talvolta questo fenomeno si verifica prima che siano evidenti i segni di inizio dello sviluppo puberale, generando l’impressione (e il timore) che l’equilibrio glicemico faticosamente raggiunto tenda a perdersi. In realtà il diabetologo deve spesso “correre dietro” al progressivo aumento della dose man mano che lo sviluppo puberale procede, ma se vi è collaborazione con il paziente e la sua famiglia si giunge agevolmente ad un nuovo soddisfacente equilibrio. Per quanto riguarda l’esordio delle complicanze  l’adolescenza sembra essere un periodo di maggior rischio, nel senso che in questa epoca possono comparire segni  (reversibili) di complicanze microvascolari (microalbuminuria, microaneurismi retinici) in misura almeno in parte indipendente dalla durata del diabete. Anche in questo caso, però, con  una opportuna pianificazione della terapia, si può interrompere l’evoluzione del fenomeno ed ottenerne la totale reversibilità. Infine, cosa dire delle difficoltà di accettazione psicologica legate all’età adolescenziale? Indipendentemente dal diabete, essa è caratterizzata dalla ricerca di una propria personalità e dalla tendenza a modificare il rapporto fino a quel momento avuto con i genitori, spesso preoccupati dalla sensazione di perdere il controllo della situazione. Tuttavia un comportamente asfissiante verso il giovane,  pur umanamente comprensibile, può interferire con il percorso verso l’autonomia ed essere quindi improduttivo, accentuando la tendenza al rifiuto delle regole e pregiudicando una consapevole gestione del diabete nell’età adulta.

 

 

Mi hanno detto che il bambino con diabete mostra una certa facilità a contrarre infezioni e, quando si scalfisce o si taglia, le ferite hanno difficoltà a cicatrizzarsi. È vero?
Antonietta – Enna

Come è bello rispondere  a questa domanda con un sonoro: “Ma da chi ha sentito dire queste sciocchezze?” L’elevata diffusione della malattia negli adulti ha generato una serie di luoghi comuni, tendenti a trasferire ad altre età eventi che possono verificarsi in pazienti con caratteristiche molto diverse dal bambino con diabete. In pazienti anziani, con diabete iniziato decenni prima, trattati secondo schemi terapeutici superati ed il cui equilibrio metabolico è stato sempre carente, la neuropatia diabetica può indurre una tendenza alla lenta guarigione delle ferite. Ciò può accadere soprattutto in zone di maggiore pressione, come il piede, e può essere favorito da una riduzione della sensibilità dolorosa che riduce “l’allarme”. Perché questo accada in pazienti più giovani (comunque non di età pediatrica) occorre che il diabete sia veramente mal controllato a lungo. Ma da ciò a credere che le ferite non guariscano o che ci sia facilità a contrarre infezioni ne corre. Se fosse vero, gli interventi chirurgici non sarebbero possibili e le infezioni avrebbero una frequenza tale da rendere praticamente impossibile una vita normale. Purtroppo la “voce popolare”, in termini di medicina, raramente è voce di saggezza e verità e molti, con leggerezza, esprimono giudizi senza averne cognizione. Dare giudizi medici non è innocuo come disputare sulla formazione della nazionale di calcio o su chi vincerà il Festival di Sanremo. C’è gente però che non lo capirà mai.

 

Francesco Prisco
Servizio Regionale di Diabetologia Pediatrica “G. Stoppoloni”
II Università di Napoli