Le domande dei bambini

Come ha inizio la vita, come si nasce?
Essere genitori è sempre un mestiere difficile. Il problema si ingrandisce quando un figlio ha il diabete. Dopo lo sconcerto iniziale, si richiede all’intero sistema famiglia una grande capacità di adattamento alla routine quotidiana dei controlli e delle iniezioni; una routine che deve essere regolata non solo dagli adulti, ma anche dai bambini stessi. Parlare ad un figlio con diabete vuol dire però non solo parlare della loro malattia e della loro capacità di accettarla e gestirla, ma anche di tutte quelle questioni che riguardano ogni persona che cresce ed evolve.
Moltissimi interrogativi, dai più semplici ai più imbarazzanti, frullano nella testa dei bambini e , talvolta, è difficile dare una risposta: I loro insistenti e profondi “perché” hanno bisogno di una risposta che sia chiara ed esauriente. Può accadere che un genitore fornisca spiegazioni vaghe o elusive lasciando il proprio figlio confuso. Tutti quanti, prima o poi, veniamo assaliti da dubbi o scrupoli:
– è opportuno dare alcune risposte?
– a che età è giusto rispondere in un modo piuttosto che in un altro?
– è preferibile rispondere in modo sincero o è meglio raccontare una piccola bugia?
Intento di questa rubrica è fornire, a tal riguardo, un piccolo aiuto. Verranno passate in rassegna alcune delle domande più comuni dei bambini che, con la loro innocenza e spontaneità, toccano i temi fondamentali dell’esistenza umana:
– il mistero della nascita, l’origine della vita,
– il sesso, l’amore, il divorzio
– la violenza, la guerra, il dolore
– il razzismo
In questo primo numero, vengono presentati alcuni quesiti che un bambino potrebbe porre sull’origine della vita e sulla nascita; questioni importanti e delicate, alle quali non è sempre facile rispondere. Bisogna evitare di difendersi dalle loro riflessioni “difficili” cercando di non rispondere o ignorando ciò che dicono, magari banalizzando o stroncando i loro complessi pensieri.
L’atteggiamento da tenere di fronte a questioni che non hanno risposte definitive o certe, è quello, semplicemente, di ammettere di non sapere. Riconoscere di non sapere, è segno di maturità, di equilibrio ed è bene che i nostri figli capiscano che non per tutto esiste una spiegazione definitiva. Per ciò che riguarda il tema della nascita, la curiosità dei bambini tende ad aumentare con il passare degli anni. Tra i 3 ed i 6 anni, sono soprattutto interessati a sapere come si nasce, come si sviluppa il piccolo all’interno del corpo della madre. Molti bambini di 7-9 anni vogliono, invece, sapere come un bambino viene concepito e avere qualche notizia generale sull’atto sessuale. I ragazzini di 10-13 anni si interessano ai cambiamenti della pubertà e agli aspetti biologici, sociali ed emotivi della sessualità.
Negli esempi proposti emerge la possibilità di rispondere alle domande più delicate sempre in modo veritiero, senza dover ricorrere a storie mitiche o fantastiche. Sarà poi il bambino, se lo vorrà, ad usare la fantasia, l’immaginazione ed il gioco per rappresentare a se stesso e agli altri l’evento della nascita.
Se l’argomento lo interessa e lo coinvolge è molto difficile che si distragga, anzi, dimostrerà di apprezzare tutto il fascino, la complessità e il mistero dell’origine della vita. Non dobbiamo quindi sminuire o spegnere questo sentimento spontaneo di meraviglia con descrizioni fredde, distaccate, asettiche; dobbiamo invece coltivarlo in quanto rappresenta il primo passo verso la formazione di un sentimento di rispetto nei confronti della vita, della natura, delle sue leggi. Per far ciò è fondamentale costruire una corretta comunicazione sia verbale che non verbale (vedi scheda).
È importante, in ultimo, sottolineare che gli argomenti legati al tema della vita e della nascita coinvolgono nostro figlio non solo nella sfera cognitiva ma anche in quella emotiva. Bisogna, perciò, evitare di provocare in lui inutili paure o turbamenti; per questo è possibile avvalersi anche di libri illustrati che “accompagnino” le nostre spiegazioni.

Come si nasce?
Ecco alcuni esempi delle informazioni, spesso frammentate e parziali, che raggiungono i bambini delle prime classi elementari e della scuola materna sulla nascita e il concepimento
– Dalla pancia delle mamme escono le bambine, dalla pancia dei papà escono i bambini (5 anni)
– Le mamme fanno la pancia, diventano ciccione e aspettano il figlio (6 anni)
– Per far nascere un bambino la mamma va dal dottore che prende dei semini da un vaso di vetro e li mette nella pancia della mamma (5 anni e mezzo)
– Per far nascere un bambino mettono un uovo nella pancia della mamma (7 anni)
– Mamma e papà per far nascere un bambino vanno a letto e si danno i bacini (6 anni)
– I bambini escono dall’ombelico della mamma (4 anni e mezzo)
– Ho sentito dire che i bambini escono da una porticina (5 anni)
– I bambini prima di nascere sono in maternità, poi le infermiere li portano nelle stanze delle mamme; lo so perché li ho visti tutti nell’incubatrice (5 anni)
– I bambini nascono perché si attaccano insieme la mamma e il seme (4 anni e mezzo)
– I bambini nascono e escono dalla pancia della mamma attraverso la patatina. Gli animali non so (6 anni e mezzo)

Forme della comunicazione non verbale
– Sguardi, occhiate
– Mimica del volto
– Pianto
– Sospiri, lamenti
– Gesti delle mani e delle braccia
– Postura (posizione eretta, sdraiata, seduta, inclinata da un lato, portamento)
– Vicinanza/distanza fisica tra le persone
– Orientamento (faccia a faccia, l’uno di fianco all’altro, seduti ad angolo)
– Contatto fisico (carezze, abbracci, strette di mano, pacche sulle spalle)
– Tono della voce (rassicurante, minaccioso, irritato, allegro, sussurrato)
– Movimenti del corpo (lenti, rapidi, scardinati, incerti)
– Pause nel parlare, interruzioni
– Abbigliamento, acconciatura, accessori

Irene Luzi
Studio di psicologia
ed educazione alla salute “Mosaico”
Roma