L’attività motoria

Tra gli elementi prescrittivi nell’ambito della malattia diabetica, la terapia dietetico-comportamentale e l’attività fisica, rivestono un ruolo fondamentale prima di passare ad un trattamento farmacologico (ipoglicemizzanti orali e/o insulina). Tuttavia esistono numerosi ostacoli a questo tipo di prescrizione perché il medico, spesso, non ha in mano gli strumenti adatti di cui avvalersi.
La “terapia fisica”, pertanto, deve essere personalizzata secondo strategie a breve e lungo termine, le prime per verificare le capacità e la consapevolezza del paziente a recepire il programma terapeutico e le seconde per consentire una giusta progressione nel programma e quindi il miglioramento secondo obiettivi specifici.
Tra le strategie per il breve termine è importante, nell’ambito della motivazione, l’individuazione dell’obiettivo (scelta dello sport, luogo, concentrazione, clima sereno ecc.), la sua attinenza (stabilito, cioè, con il medico) e il suo esito sulla qualità di vita. Nell’adesione a lungo termine sono importanti i riscontri periodici (ad un mese, tre mesi, ecc.) utilizzando strumenti di verifica come il diario o ricorrendo a tabelle dell’attività fisica. Distinguiamo due tipi di esercizio fisico: uno di tipo motorio, ricreativo o facente parte delle normali attività quotidiane, l’altro tipicamente sportivo, amatoriale o agonistico. Per entrambi il dispendio energetico è differente e su tale base devono essere effettuati calcoli diversi. Nella figura sono rappresentati alcuni esempi di consumo energetico sulla base dell’esercizio fisico effettuato. Il corretto studio dell’attività fisica nei soggetti diabetici permette così l’attuazione di strategie differenziate per tipo di diabete, età, fattori metabolici, complicanze, scelta dell’attività sportiva ecc. Nei percorsi d’accesso all’attività motoria bisogna pertanto prendere in considerazione diverse variabili. Ciò avviene attraverso un’iniziale analisi e valutazione di prerequisiti di ordine metabolico, fisico ed individuale che devono consentire di personalizzare una corretta programmazione del percorso terapeutico. Il diabetico, quindi, deve essere messo in condizioni di partecipare attivamente e coscientemente, senza nessuna imposizione.
Nei giovani, molto più che negli adulti, la programmazione dell’attività motoria diventa indispensabile per i benefici da essa derivanti in quanto migliora la forza muscolare e diminuisce l’accumulo di grasso e per la variabilità della risposta glicemica al dosaggio insulinico, al tipo di attività motoria, alla durata ed alla intensità.
È necessario pertanto conoscere il dispendio energetico dopo attività fisica per prevedere il consumo calorico ed essere così in grado di assumere una dieta adeguata sia in relazione ad un’attività fisica occasionale che programmata. Nella patologia diabetica sono diversi i fattori che influenzano la risposta glicemica all’attività fisica, è quindi impossibile stabilire delle linee guida generali nutrizionali applicabili a tutti i pazienti diabetici. Nell’esercizio fisico il primo substrato ossidato durante una moderata attività fisica è rappresentato dai carboidrati. Poiché la disponibilità di essi è limitata, non sarebbe consentito un esercizio fisico di lunga durata, superiore cioè alle due ore, in quanto subentrerebbe il senso di fatica. La fonte energetica principale è così fornita dai grassi.
Durante un’attività fisica di bassa intensità e di lunga durata, come ad esempio nel walking, già dopo mezz’ora dall’inizio dell’attività, il grasso contribuisce al 40% dell’energia spesa e aumenta via via fino a quando, dopo 3 ore dall’inizio, esso contribuisce per circa il 70%. È quindi necessario ottimizzare l’immagazzinamento di carboidrati nel muscolo e nel fegato in diverse situazioni, durante attività fisiche pesanti, nella settimana precedente un importante evento sportivo, nelle ore precedenti la competizione, durante e dopo. Nella pianificazione di un’attività fisica va infine tenuto conto non solo della durata dell’allenamento, ma anche della supplementazione di carboidrati a rapido o a lento assorbimento la cui quantità deve variare in base al tipo di attività.

 

Maurizio Di Mauro
Ambulatorio di Diabetologia e Medicina Interna
Dipartimento Scienze Biomediche Università di Catania
Ospedale Garibaldi
Catania