L’acetone

Si parla comunemente di acetone quando è presente un aumento nel sangue della concentrazione di corpi chetonici, cioè di prodotti intermedi del metabolismo dei lipidi: acido acetoacetico, acido beta-idrossibutirrico e acetone. I corpi chetonici compaiono nel sangue quando l’organismo è costretto a produrre energia attraverso la degradazione dei grassi (veri depositi di energia di riserva) e ciò avviene principalmente quando la mancanza (assoluta o relativa) di insulina non gli consente di utilizzare il glucosio. I grassi dopo essere stati utilizzati formano i corpi chetonici, che rappresentano dei veri e propri prodotti di scarto. L’organismo, allo scopo di ridurne la loro concentrazione nel sangue, elimina l’acetoacetico ed il beta-idrossibutirrico con le urine e l’acetone attraverso i polmoni.
Non a caso, ci si accorge della presenza dell’acetone dall’alito pesante dal caratteristico odore di frutta marcia.
La presenza dei corpi chetonici può essere quindi rilevata attraverso l’utilizzo di particolari strisce reattive che ne evidenziano la presenza nelle urine e nel sangue (beta-idrossibutirrato). Essi si formano, prevalentemente nel diabete tipo 1, ma anche in individui non diabetici, in tutte quelle condizioni in cui si realizza un’intensa utilizzazione dei grassi come carburante vitale e cioè in corso di digiuni prolungati, fatti acuti intercorrenti (stati febbrili, gastroenteriti, ecc.), alimentazione priva o carente di carboidrati e ricca di grassi, mancanza di insulina con conseguente iperglicemia, sforzi intensi e prolungati. Il corteo sintomatologico dovuto all’accumulo dei corpi chetonici nel sangue è caratterizzato da malessere generale, spossatezza, mal di testa, dolori addominali, nausea, vomito, sintomi della malattia di base, alito acetonemico e, qualora non vengano attuati gli idonei interventi terapeutici, può realizzarsi  una condizione di acidosi grave con respiro profondo e frequente e progressivo obnubilamento del sensorio che può condurre perfino al coma. Da questa premessa risulta evidente l’importanza del monitoraggio dei corpi chetonici in un bambino con diabete tipo 1. La famiglia è nella maggior parte dei casi molto sensibile all’argomento “acetone”, da una parte per il drammatico ricordo legato all’esordio della malattia e dall’altra per la consapevolezza che il suo riscontro può indicare un cattivo compenso metabolico. Di qui la necessità da parte dei Centri di Diabetologia Pediatrica di approfondire, nell’ambito del programma di istruzione relativo all’autocontrollo, argomenti quali i meccanismi fisiopatologici alla base della formazione dei corpi chetonici, il riconoscimento precoce dei sintomi legati all’iperchetonemia, gli interventi da attuare e la prevenzione. Il ricorso al pediatra di famiglia è necessario per la cura della malattia alla base della chetosi, così come è fondamentale il contatto con il Centro diabetologico di riferimento quando risulta indispensabile una rivalutazione dello schema terapeutico e/o un aggiustamento delle dosi insuliniche. Qualora, nonostante gli interventi terapeutici attuabili a domicilio, si verificasse una persistenza dell’iperchetonemia e un progressivo peggioramento delle condizioni cliniche del bambino, sarà opportuno ricorrere a un ricovero in ambiente ospedaliero al fine di garantire una correzione dello squilibrio metabolico attraverso specifici protocolli di reidratazione per via endovenosa.

Filippo De Luca
Clinica Pediatrica II Università di Messina