La conta dei carboidrati: cosa mangiare, quanto mangiare, quanta insulina serve

…è solo un rompicapo matematico?
Un’alimentazione corretta in termini di ritmo, quantità e qualità, è un cardine fondamentale della terapia del diabete. Nel diabete tipo 2, più frequente in età matura e/o in relazioni a problemi di sovrappeso, l’alimentazione è di per sé, nelle fasi iniziali, elemento esclusivo di terapia. Nel diabete tipo 1 una corretta alimentazione è la principale garanzia di facile e adeguata modulazione della terapia insulinica. Da circa 6 anni, nel nostro reparto di diabetologia pediatrica, abbiamo adottato la metodica nota come calcolo dei carboidrati grazie alla presenza nel team di una dietista esperta in diabetologia e devo dire che da allora i risultati, in termini di miglioramento del compenso glicemico ma anche di soddisfazione delle famiglie, saltano all’occhio. Una premessa mi preme fare a conforto dei tanti che vedono nel calcolo dei carboidrati una sorta di educazione tecnicistica e “con i paraocchi”, mi preme cioè affermare che nella realtà diabetologica italiana, e soprattutto nella realtà pediatrica, calcolare i carboidrati non si riduce a una mera pratica aritmetica e non prescinde dalla valutazione globale dell’equilibrio nutrizionale, nel rispetto, ove possibile, delle abitudini della famiglia e dei gusti del bambino. Il vero problema è che le abitudini nutrizionali dei nostri bambini sono cambiate nel tempo, si sono come “americanizzate” con abbondante ricorso a cibi grassi e iperproteici, snacks, bevande zuccherate e alimenti precotti o preconfezionati, il tutto nella logica di stili di vita che divengono sempre più nevrotici.

Le indagini alimentari ci preoccupano ogni giorno di più su questa inversione delle corrette frequenze e quantità di nutrienti in una sorta di piramide rovesciata che è duro compito raddrizzare per chi si occupa di alimentazione.

Così oggi l’educazione alimentare diventa un compito un po’ più in salita anche a causa dei tanti miti alimentari ancora presenti nell’immaginario collettivo: basti pensare alla “mozzarella dimagrante”, alla “mela per diabetici” o ancora al “pericolo” che tanti pazienti vedono in frutti come uva e banana. Il nostro impegno educativo all’esordio si traduce nell’ incontrare settimanalmente la famiglia per interventi combinati di educazione alimentare e adattamento dose insulinica.

La dietista, partendo dal diario alimentare, valuta le abitudini della famiglia, corregge eventuali anomalie quali-quantitative spiegando come il bambino con diabete debba rispettare il fabbisogno calorico e le proporzioni fra nutrienti di tutti i bambini di pari età; il medico modula la terapia spiegando ai familiari i principi dell’adeguamento della dose e arriva insieme a loro a verificare quel rapporto insulina/carboidrati che spesso è differente per i diversi pasti, merende incluse.
Partendo proprio dal rapporto insulina carboidrati, cioè dall’individuazione di quanti grammi di carboidrati ai vari pasti sono metabolizzati da 1 U di insulina rapida, il paziente elabora nel tempo una grande elasticità sia a diversificare il pasto, sia ad adeguare la dose di rapida al pasto e quest’ultimo aspetto è forse il più importante in quanto è evidente anche dalla letteratura come il non variare la dose insulinica sia responsabile di buona parte del cattivo compenso glicemico. Si ha paura di ciò che non si conosce, e allora il paziente che ha chiara la relazione fra insulina e cibo e poi in seguito impara la “sua” sensibilità insulinica (cioè di quanto 1 U di insulina rapida faccia scendere la sua glicemia), si mostra molto più libero e sicuro nell’adattare la terapia alle varie situazioni. E in breve ciò che sembrava un difficile impegno “matematico”, un’ulteriore medicalizzazione, diviene strumento di conoscenza e libertà.

In natura non esiste un alimento completo che contenga tutti i principi nutritivi e che quindi da solo soddisfi i complessi fabbisogni nutrizionali dell’organismo (unica eccezione il latte materno, ma solo per i primi mesi di vita). Ne consegue la necessità di consumare ogni giorno alimenti diversi, ciascun alimento può essere sostituito da un altro o da alcuni altri, purché possiedano le medesime caratteristiche nutrizionali.
REGOLE GENERALI
1.Mangiare regolarmente e con calma.
2. Prevedere in ogni pasto una porzione di carboidrati.
3. Limitare i ‘fuori pasto’ di ogni tipo.
4.Mangiare ogni giorno almeno 5 porzioni di frutta o verdura.
5.Mettere in tavola al massimo una porzione di carne, pesce o formaggio al giorno.
6. Non eccedere in salumi e carni rosse.
7. Limitare l’uso di sale nei piatti e nella cottura.
8. Preferire l’olio di oliva al burro e alla margarina.
9.Moderare l’introduzione delle bevande dolcificate.

Donatella Lo Presti
Concetta Latina
Endocrinologia Pediatrica
P.O. Gaspare Rodolico
AOU “Policlinico
Vittorio Emanuele” Catania