Ipoglicemia. Quando un brivido ti corre lungo la schiena

Dici ipoglicemia e un brivido ti corre lungo la schiena. Chiunque (bambino, adolescente, genitore, ma anche medico, infermiere, dietista) abbia avuto a che fare, direttamente o indirettamente, con un’ipoglicemia, non se la scorda facilmente. Non per nulla, la paura dell’ipoglicemia (o gli episodi di ipoglicemia veri e propri) resta il principale fattore che limita il raggiungimento degli obiettivi glicemici (e di emoglobina glicata) raccomandati sia dalle linee guida nazionali, che internazionali. Sono passati alcuni anni, ma è ancora vivido nella memoria un episodio accaduto sulle piste da sci di San Simone, in alta Valle Brembana, quando una ragazzina di 14 anni, nel pieno svolgimento di una lezione di snowboard, si accascia sulla neve, in preda ad una crisi ipoglicemica severa.

Intorno una grande confusione. Non sapendo cosa fosse successo qualcuno addirittura allerta l’elicottero (è curioso come gli adulti di principio non si fidino dei ragazzi e nonostante qualche compagno avesse subito detto che la ragazza aveva un’ipoglicemia nessuno vi aveva creduto). Avvisati dai ragazzi via cellulare siamo subito intervenuti e una ‘banale’ iniezione di glucagone nel giro di pochi minuti risolse tutto. Sempre sui campi da sci una nostra infermiera, alcuni anni fa, si imbatté in un ragazzino sdraiato sulla neve, in apparente stato confusionale. Per sua fortuna nello zaino l’infermiera trovò un glucometro e afferrando al volo la situazione bastò un po’ di zucchero sotto la lingua per far riprendere il ragazzo. Immaginatevi cosa sarebbe potuto accadere se non vi fosse stato qualcuno in grado di capire che il problema era un’ipoglicemia e non qualche abuso, per esempio, di alcool o droghe (come non è infrequente capiti di pensare quando si ha di fronte un adolescente in stato confusionale). C’è ipoglicemia e ipoglicemia, è vero.
Ma sempre bisogna prestare la massima attenzione, perché un’ipoglicemia lieve non si trasformi in qualcosa di peggio. Inoltre, non si deve dimenticare che la gravità dei sintomi correlati all’ipoglicemia non dipende solo dalla bassa concentrazione di zucchero nel sangue, ma anche dalla rapidità con cui la glicemia scende: tanto più repentino è il calo, tanto più frequentemente si possono avvertire ipoglicemie a valori di glicemia ‘normali’ (la cosiddetta ‘falsa ipoglicemia’). Sarebbe, quindi, sempre importante provare la glicemia prima di attuare qualsiasi tipo di intervento.
Nella tabella 1 è specificato indicativamente il livello di gravità dell’ipoglicemia in base ai valori di glicemia e ai sintomi percepiti dal bambino/adolescente e sono riassunte le modalità di correzione in base alla gravità dell’ipoglicemia e al tipo di trattamento in uso (iniezioni multiple vs. microinfusore). Per la correzione di un’ipoglicemia, quest’ultimo aspetto (il tipo di terapia insulinica utilizzata) riveste un ruolo fondamentale. Con il microinfusore si utilizza solo insulina analogo rapido e, solitamente, le ipoglicemie sono di più lieve intensità e la correzione, quindi, non deve essere eccessiva per non determinare poi fastidiosi ‘rimbalzi’.
Se si utilizzano insuline a diversa durata d’azione, l’ipoglicemia potrebbe essere il risultato della sovrapposizione di curve d’azione diverse, e il suo effetto potrebbe essere più duraturo nel tempo, con la necessità di una correzione più ‘decisa’. L’importante, a nostro avviso, è il messaggio che l’ipoglicemia non deve mai rappresentare il pretesto per assumere cibi ‘dolci’ (e per questo sicuramente graditi a molti bambini, e spesso non solo a loro). L’ipoglicemia, lo abbiamo visto, può essere anche grave e, a volte, può ‘sfuggire’ di mano.
Soprattutto in quei bambini/adolescenti in cui il fenomeno dell’ipoglicemia si trasformi in un appuntamento frequente, il classico monitoraggio con il glucometro potrebbe risultare insufficiente (o quantomeno non efficace nel prevenire gli episodi specie se gravi). Da alcuni anni, e sempre più frequentemente, si utilizza il monitoraggio in continuo della glicemia. Tale strumento è disponibile per tutti, non solo per coloro che sono in terapia con il microinfusore e, specie nei bambini più piccoli, ma non solo, permette ai genitori (e ai bambini) di dormire sonni tranquilli.

Nostro compito (come medici) è quello di garantire ai nostri pazienti un trattamento il più sicuro possibile; in questo compito dobbiamo essere aiutati dai nostri pazienti (e dalle loro famiglie) che debbono seguire le raccomandazioni loro assegnate (tab. 2).

Tab.2 RACCOMANDAZIONI PER PREVENIRE L’IPOGLICEMIA
Per prevenire l’ipoglicemia sono sufficienti semplici accorgimenti:
– Non saltare mai i pasti (in una dieta sana ed equilibrata sono indicati 5 pasti al giorno con un’adeguata assunzione di CHO a pranzo e a cena)
– Provare la glicemia ogni volta che si somministra insulina.
– Provare la glicemia prima di coricarsi (aiuta a decidere se fare o meno uno spuntino per evitare ipoglicemie notturne)
– Provare la glicemia prima di fare sport (assicurarsi di partire da valori normoglicemici); se esercizio fisico aerobico, assumere CHO complessi prima di iniziare l’attività fisica; se attività fisica anaerobica (in cui il calo glicemico è probabile avvenga anche a 12-24 ore dall’esercizio) diminuire il fabbisogno insulinico nelle 12-24 ore successive.

Andrea Scaramuzza
Maddalena Macedoni
Francesca Redaelli
Servizio di Diabetologia,
Malattie del Metabolismo & Nutrizione
Università degli Studi di Milano
Ospedale Luigi Sacco – Milano