In caso di febbre

Regola basilare: non diminuire la dose di insulina, anche se l’alimentazione è scarsa. Il fabbisogno di liquidi per l’organismo aumenta: assumerne, quindi, in abbondanza insieme a pasti leggeri, a buon contenuto in zuccheri complessi
In corso di infezione e di febbre, la glicemia del giovane con diabete tende ad aumentare, nonostante egli abbia meno appetito e si alimenti poco. Il paradosso si spiega con l’accumulo nel sangue di ormoni, come le catecolamine e il glucagone, che aumentano la quantità di glucosio immessa nel sangue dal fegato e contrastano l’azione dell’insulina. In tale situazione, la dose di insulina iniettata si rivela insufficiente a stimolare l’utilizzazione di glucosio da parte dell’organismo; di conseguenza, la glicemia aumenta e può comparire glucosio nelle urine. Con livelli di glicemia alti, il giovane con diabete perde acqua e può disidratarsi al punto da avvertire lingua secca, debolezza muscolare e stanchezza.
La regola basilare in caso di febbre è quindi: non diminuire la dose di insulina, anche se l’alimentazione è scarsa. Nella pratica, conviene iniettare la dose abituale, misurare la glicemia prima di ogni pasto e adeguare la dose di insulina ad azione rapida prima di mangiare. Se la glicemia è maggiore di 180 mg/dl l’aumento può essere di 1 o di 2 unità se la dose usuale supera le 10 unità.  Un altro espediente per calcolare l’aumento della dose di insulina è quello che fa riferimento alla temperatura corporea.
Se la febbre supera i 38°C può essere necessario aumentare la dose complessiva del 25%
L’aumento può arrivare fino al 50% della dose complessiva giornaliera se la febbre persiste oltre i 39°C.
Per facilitare gli adeguamenti, è consigliabile, in caso di febbre, iniettare prevalentemente insulina ad azione rapida (R). Uno schema a 4 iniezioni (R+R+R+L) può fare allo scopo. Chi non vuole abbandonare  lo schema abituale deve essere disposto a praticare iniezioni estemporanee al bisogno, nell’intervallo tra un pasto e l’altro.
Un metodo pratico per calcolare la dose da iniettare è quello di sottrarre 150 mg (glicemia ideale) al valore della glicemia attuale e dividere il risultato per 50. Esempio: 450 mg (glicemia attuale) – 150 mg (glicemia ideale) / 50 = 6 (unità da iniettare).  In fase di remissione o “luna di miele” il fabbisogno di insulina può aumentare in maniera considerevole fino a raggiungere 1 U/kg/24 ore e ancora di più. Tale richiesta è dovuta all’incapacità della restante porzione di pancreas ancora funzionante a far fronte per lungo tempo all’aumentata domanda di insulina. Il giovane con diabete deve sapere che l’aumentata richiesta di insulina non termina con la scomparsa della febbre, ma, talvolta, può continuare anche una settimana dopo lo sfebbramento. Il fenomeno è da imputarsi agli elevati livelli di glucosio nel sangue che causano una transitoria resistenza all’azione dell’insulina. Non è raro che la necessità di maggiore quantità di insulina incominci a manifestarsi anche nei giorni che precedono la comparsa della febbre, in coincidenza, ad esempio, con l’incubazione di una malattia. In questa evenienza, l’adeguamento delle dosi va eseguito con tempestività.  Durante la febbre, il fabbisogno di liquidi per l’organismo aumenta a causa dell’eliminazione di abbondanti urine, l’elevata temperatura corporea, la ridotta introduzione di liquidi, gli eventuali vomiti e diarrea.

Per tutti questi motivi, è necessario che il giovane con diabete in caso di febbre venga incoraggiato ad assumere liquidi in abbondanza (bevande zuccherate) e pasti leggeri contenenti una quota sufficiente di zuccheri complessi.

Utili per compensare la perdita di liquidi e di sali durante la febbre sono i preparati del commercio per la reidratazione per bocca, convenientemente arricchiti di zucchero (50 gr/litro). La compensazione delle perdite liquide e saline ha come obiettivo quello di mantenere normale la capacità di filtrazione del rene. È stato calcolato che giovani diabetici bene idratati, ma non altrettanto bene equilibrati dal punto di vista delle glicemie, eliminano almeno 100 grammi di glucosio al giorno attraverso i loro reni. In mancanza di un’adeguata idratazione, la filtrazione del rene diminuisce e il glucosio si accumula nell’organismo, facendo cosi aumentare la glicemia che, in un individuo di 60-70 kg, può arrivare fino 700 mg/dl.

Maurizio Vanelli
Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica
Istituto Policattedra di Pediatria
Università di Parma