Il rientro a scuola dopo la diagnosi

Il diabete giovanile arriva all’improvviso mettendo alla prova le relazioni che il bambino ha con i genitori e con il suo piccolo mondo fatto di amici, insegnanti, fratelli, sorelle, allenatori,…
Benché il diabete giovanile rappresenti la patologia cronica più frequente in età pediatrica, la possibilità che in una classe ci sia un bambino con diabete è un evento piuttosto raro. In alcuni bambini questo può generare il timore di essere diverso, di dover dare delle spiegazioni, di dover affrontare restrizioni non usuali per i compagni. Per altri bambini, invece, il diabete diventa uno strumento di comunicazione e addirittura di orgoglio. Compito del pediatra diabetologo è quello di instaurare con il ragazzo e la famiglia e, successivamente, con il personale insegnante, una relazione e una comunicazione tali da influenzare positivamente il modo di vivere questa nuova condizione. Premessa a un buon reinserimento del bambino a scuola è l’informazione/formazione del personale insegnante da parte dei genitori e del team diabetologico per prevenire la messa in atto di comportamenti iperprotettivi o restrittivi che potrebbero mettere in imbarazzo e aumentare il disagio del bambino con diabete.
Quanto più saremo rassicuranti e sereni nel relazionarci con gli insegnanti, tanto più il ragazzo vivrà serenamente il proprio diabete anche nell’ambito della scuola.
L’insegnante di un bambino con diabete dovrà essere fornito dai genitori e dal team diabetologico di precise indicazioni e consigli per le varie eventualità ma mai come in questo caso, l’uso del buon senso, la sensibilità e l’attenzione alla serenità e ai bisogni del bambino aiuteranno a favorire la quotidiana convivenza con il diabete. Gli insegnanti non sono certo tenuti a mettere in atto comportamenti di tipo strettamente sanitario, ma sono invitati a stare vicino al bambino e dargli sicurezza nella gestione delle piccole, nuove, difficoltà quotidiane; non ci possiamo permettere che il diabete venga lasciato a casa o “dimenticato nello zainetto” o, peggio ancora, vissuto come qualcosa di cui vergognarsi.
L’atteggiamento più istintivo da parte dei bambini al ritorno a scuola sarebbe quello di tenere nascosto il proprio diabete; mantenere il “segreto” può rappresentare una scelta, ma dobbiamo scoraggiare questo atteggiamento perché un sistema “amico” funziona meglio  e protegge. A scuola, infatti, si trascorrono oltre 1000 ore l’anno e l’impatto che ha sulla vita di ogni bambino è molto forte; inoltre, per il bambino con diabete, la scuola rappresenta spesso il primo luogo dove condividere e mettere in gioco con gli altri questa sua nuova condizione. Il miglior risultato del lavoro che tutti noi – insegnanti, genitori, pediatri – siamo chiamati a svolgere nei confronti del bambino con diabete, è quello di contribuire al raggiungimento di una qualità di vita che sia la migliore possibile nel giusto equilibrio tra salute fisica e psicologica.

Sonia Toni
Responsabile del Centro Regionale di Riferimento per il diabete in età evolutiva
Ospedale pediatrico Meyer di Firenze