Il diabete tipo 2 e un’alimentazione equilibrata

L’importanza di una corretta alimentazione come importante momento di prevenzione era nota fin dall’antichità; solo negli ultimi decenni ci si è resi conto di come malattie devastanti come quelle cardiovascolari, epatiche, metaboliche potessero essere curate e soprattutto prevenute eliminando alcuni alimenti e privilegiandone altri.
Studi epidemiologici su popolazioni migranti hanno sottolineato come il cambiamento delle abitudini alimentari avesse influenzato il rischio di molte malattie. In Giappone, ad esempio, la frequenza di infarto e diabete era molto bassa; una volta emigrati negli USA l’incidenza è diventata sovrapponibile alla popolazione americana, dimostrazione che il fattore ambientale, in questo caso l’alimentazione, ha un’importanza pari se non maggiore alla predisposizione genetica.
È interessante ricordare che le popolazioni dall’australopiteco all’homo habilis e poi homo sapiens avrebbero selezionato un genoma che favoriva la sopravvivenza di individui in cui l’alimentazione poteva essere scarsa e che necessitavano di spostamenti quotidiani per cui si era selezionata un’attitudine al risparmio energetico. Le nostre abitudini si sono rapidamente modificate, specialmente nell’ultimo secolo, con una maggiore possibilità e opportunità alimentare, con una diminuzione drastica del dispendio energetico secondario a una vita sempre più sedentaria, con sempre maggiore difficoltà a organizzare un sano stile di vita.
La concentrazione delle popolazioni nelle grandi città in cui le possibilità di svolgere attività fisica sono molto scarse: la cecità dei nostri amministratori ha preferito privilegiare una concentrazione impressionante di abitazioni senza preoccuparsi di preservare o curare parchi o aree in cui poter svolgere una vita attiva. Certo è più facile curare una malattia con una medicina che con un cambiamento, spesso molto difficile, dello stile di vita. Pensate ad esempio alla burla dell’ora di nuoto o di palestra per cui le mamme attraversano la città per accompagnare i figli con macchine sproporzionatamente grandi, SUV o fuoristrada (giustamente etichettate come fuori scuola).
Oltre all’aumento, ormai fuori controllo, dell’obesità in ogni età della vita con tutte le sue conseguenze (aumento di rischio di diabete, malattie cardiache, ortopediche, epatiche) un altro pericolo che si sta delineando nel mondo occidentale è quello del diabete di tipo 2 che sempre più frequentemente si manifesta in età adolescenziale, ma di cui si prevede nei prossimi anni la comparsa anche in età infantile nei soggetti sovrappeso. Ecco già pronte molte aziende a commercializzare sempre nuovi farmaci che sicuramente sono in grado di controllare la malattia: questo vuol dire però somministrare un farmaco spesso cronicamente con tutti i rischi di effetti collaterali (è di questi giorni la notizia della tossicità a livello osseo di un farmaco ipoglicemizzante, per via orale sicuramente efficace, ampiamente reclamizzato e purtroppo utilizzato). La risposta a questo nuovo pericolo legato all’eccesso ponderale non dovrà essere nel trattamento farmacologico, ma nella prevenzione che si dovrà basare su una corretta alimentazione sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo. Ricordiamoci degli effetti positivi della nostra dieta cosiddetta mediterranea, ricca di fibre, povera di grassi animali e di zuccheri a rapido assorbimento: i nostri ragazzi non dovranno mai dimenticare l’effetto nocivo del fumo e di tutte le droghe più o meno leggere.
I genitori hanno la responsabilità e il dovere di organizzare un corretto stile di vita in cui alimentazione e attività fisica devono avere un ruolo fondamentale.

Giuseppe Chiumello
Direttore della Clinica Pediatrica
presso l’Università Vita-Salute San Raffaele