I problemi del bambino in età prescolare

Il rischio di gravi ipoglicemie è più accentuato, in particolare di notte. L’adattamento alla alattia dei piccoli pazienti risulta difficile. Necessita un ambiente familiare con regole ben definite.
Anche i bambini in età prescolare possono avere il diabete che richiede il trattamento con insulina. Anzi, in un Centro di diabetologia, questi piccoli ospiti, oggetto di simpatica attenzione, diventano ormai sempre più numerosi con esigenze e problematiche particolari che il pediatra diabetologo non può ignorare. Innanzi tutto la diagnosi può essere difficile.
È meno evidente l’andamento stagionale, la sintomatologia all’inizio è più grave con il quadro della chetoacidosi.
È difficile, infatti, interpretare come sintomi  del diabete i disturbi che il bambino presenta: non sempre si riconosce per tempo l’urinazione frequente e la sete intensa; i disturbi possono essere attribuiti ad altre malattie (asma o altro).
Il pediatra che segue il bambino deve sospettare la diagnosi di diabete e confermarla con il dosaggio della glicemia quando si verifica una perdita recente di peso, con evidente disidratazione, con respiro difficile, rientramenti subcostali e intercostali  e odore di acetone nell’alito. Tuttavia il trattamento è difficile anche dopo l’episodio iniziale. Questi bambini mostrano una particolare sensibilità all’insulina: si verificano ampie variazioni della glicemia anche per piccole dosi d’insulina; l’effetto di accumulo dell’insulina è più accentuato; il fabbisogno d’insulina subisce ampie variazioni stagionali.
Il rischio di gravi ipoglicemie è più frequente, specie di notte. Le ripercussioni tardive sullo sviluppo mentale di gravi ipoglicemie in questa età sono state documentate. I bambini così piccoli non sono prevedibili nell’assunzione dei pasti e nell’attività fisica per cui bisogna ben comprendere i genitori quando dichiarano una grande difficoltà nell’adeguare il trattamento. Ovviamente l’adattamento al diabete da parte di questi piccoli pazienti è difficile. I genitori debbono, per esempio, far comprendere con fermezza al piccolo che si può negoziare la sede, ma non il dover fare l’iniezione, magari facendolo partecipare all’iniezione spingendo lo stantuffo. Allora viene da dire: se è così difficile controllare il diabete a quest’età bisogna accettare un controllo scadente, rassegnando le armi! L’obiettivo è sempre quello di assicurare il miglior controllo possibile, evitando sia le crisi ipoglicemiche che le chetoacidosi, nell’ambito di un accrescimento staturale e di uno sviluppo psicosociale normale.
Bisognerà accettare  anche un livello di emoglobina glicosilata più elevato (intorno a 8%) e valori glicemici più elevati, specie serali (oltre 140 mg/dl). Lo schema d’insulina va individualizzato: da 2 a 3 iniezioni di miscele d’insulina o anche di premiscelate; a volte anche due dosi o una singola dose d’intermedia; l’analogo ad azione rapida può essere utile prima, ma anche dopo i pasti per controllare i capricci alimentari. Nell’alimentazione è utile un atteggiamento flessibile e più rilassato, con maggior introduzione di carboidrati semplici. Bisogna cercare di far rispettare le regole alimentari, evitando il più possibile conflittualità ai pasti. L’attività fisica non prevedibile induce a controllare i rischi ipoglicemici più con supplementi di carboidrati che con la modifica della dose d’insulina. In altri termini, in quest’età, rigide e limitanti prescrizioni di trattamento insulinico e alimentari non sono praticamente realizzabili. È necessario raggiungere un compromesso tra le diverse esigenze, con una dieta sana, ma flessibile e schemi di terapia che consentano di mantenere un ragionevole controllo glicemico senza frequenti e gravi crisi ipoglicemiche. Il bambino ha bisogno di un ambiente familiare con regole ben chiare, espresse e fatte rispettare con decisione e concordanza dai genitori, con un atteggiamento affettuoso e disponibile, senza molte restrizioni e che consenta lo svolgimento di processi di indipendenza.  Ai genitori queste esigenze vanno prospettate sin dall’inizio, assicurando alle famiglie particolari interventi psicosociali educativi, di consiglio e supporto.

Francesco Dammacco
Divisione Malattie Endocrine e Diabete
Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII-Bari