I primi due anni di vita

Il trattamento nei bambini di età inferiore a due anni è sicuramente più impegnativo rispetto ai bambini più grandicelli.  L’ipoglicemia è la condizione che più preoccupa i genitori e coloro che si occupano dei piccini.

Il diabete insulino-dipendente è la più comune malattia endocrina dell’infanzia, il cui esordio si verifica più di frequente nella fascia di età tra 5-8 anni e durante il periodo puberale. Nei primi due anni di vita la malattia è relativamente rara, anche se in anni recenti se ne sta osservando un incremento. Evento a tutt’oggi raro è l’esordio nei primi dodici mesi di vita. Nel bambino piccolo, più sfumati e aspecifici sono i sintomi iniziali quali dolore addominale e vomito, spesso imputati a malattie intercorrenti; anche la sete intensa, la diuresi abbondante e la polifagia sono spesso molto difficili da rilevare, visto che in questo periodo di vita la diuresi è difficilmente quantizzabile e l’alimentazione, prevalentemente lattea, può far misconoscere i sintomi “sete” e “fame”. Vengono dunque a mancare i segni più classici e conosciuti dell’iperglicemia: ciò può comportare talvolta un ritardo nella diagnosi. Altre caratteristiche specifiche del diabete in questa fascia di età sono rappresentate dalla luna di miele meno frequente (in alcuni casi può del tutto mancare!), dal buon controllo glicemico più difficile da ottenere, da ipoglicemie talvolta riscontrate casualmente in completa assenza di sintomi. Come è noto, la terapia del diabete richiede un’autogestione vigile e continuativa da parte del paziente; in questo caso la gestione è a totale carico dei genitori.

Il trattamento nei bambini di età inferiore ai due anni è sicuramente più impegnativo rispetto ai bambini più grandicelli. Prima di tutto vi è una spiccata instabilità metabolica, che può essere ricondotta a vari fattori: l’alimentazione incostante e capricciosa, l’attività fisica del tutto imprevedibile, i frequenti episodi infettivi, l’incapacità del bambino a riferire l’ipoglicemia, la difficoltà di una corretta scelta della sede di iniezione. Inoltre la scarsa collaborazione del piccolo alle manovre quotidiane (controllo della glicemia, iniezioni…), rende ancora più arduo il compito dei genitori, come pure la necessità di sorveglianza notturna, visto che il lungo periodo di sonno può far passare inosservata un’ipoglicemia. Ed è giustamente l’ipoglicemia la condizione che più preoccupa i genitori e chi si occupa di questi piccoli bambini, poiché il loro sistema nervoso centrale non è ancora del tutto maturo e quindi più fragile. È importante imparare a riconoscere le modalità con cui si manifesta la caduta glicemica nel proprio bambino: desiderio di dormire al di fuori degli orari consueti, improvvisi cambiamenti di umore e di comportamento, pallore, rifiuto ad alimentarsi, stanchezza improvvisa. È da ricordare che l’ipoglicemia tende spesso ad essere “ripetitiva”, cioè a manifestarsi con le stesse modalità in ogni bambino: ecco quindi che un’attenta osservazione da parte dei genitori è di sicuro aiuto per un riconoscimento precoce. Di tutto ciò dovranno essere messi al corrente anche altri familiari e coloro che hanno in carico il bambino durante la giornata, magari solo per poche ore. Possono essere di aiuto ai genitori, in questo difficile compito, anche altre raccomandazioni. È importante non dimenticare gli spuntini nell’arco della giornata e in particolare prima del sonno notturno; qualora quest’ultimo spuntino fosse sostituito dal solo latte consigliamo l’aggiunta di amido (pane, pane grattuggiato, fecola di patate, maizena…) per meglio coprire il lungo periodo di digiuno. Nel bambino che si corica molto presto, è buona abitudine assumere il latte ben lontano dalla cena: il più delle volte non lo disturbiamo nemmeno perché si abitua a succhiare dormendo!. Nei bambini che presentano una spiccata instabilità metabolica, può essere utile qualche controllo glicemico durante la notte o in corso di episodi infettivi intercorrenti con riduzione dell’appetito; ciò può rassicurare sulla situazione metabolica notturna.
Ricordiamo che gli attuali pungidito in commercio permettono di ottenere la goccia di sangue necessaria per l’esame in modo pressoché indolore: il pianto e l’opposizione a tale manovra sono più conseguenti al rapporto emotivamente troppo coinvolto tra genitori e figlia (paura di far del male, ansia del risultato…) che al dolore effettivo. Bisogna comunque evitare di disturbare il bambino con misurazioni troppo frequenti: se ciò da un lato può tranquillizzare i genitori, dall’altro non aiuta certo il piccolo a convivere il più serenamente possibile con la nuova condizione. Purtroppo nel bambino piccolo il controllo della glicosuria, che ci potrebbe dare utili informazioni, non è di facile attuazione, visto che non è ancora stato acquisito il controllo degli sfinteri ed i panni oggi in commercio sono particolarmente assorbenti. A quest’età è preferibile non essere troppo rigorosi nel pretendere buoni controlli glicemici, proprio per evitare l’ipoglicemia che come abbiamo detto è talvolta difficile da riconoscere. Dato che i piccoli spesso presentano un appetito capriccioso, sopratutto in corso di episodi febbrili, vale la pena di “tentarli” con i cibi preferiti, magari anche con qualcosa di dolce piuttosto che correre il rischio del rifiuto del pasto, a maggior ragione se è già stata eseguita l’insulina. A tale proposito, l’attuale analogo rapido dell’insulina, che per le sue caratteristiche farmacocinetiche può essere eseguito anche immediatamente prima del pasto o subito dopo, è di aiuto proprio in quelle situazioni di alimentazione scarsa o imprevedibile in modo da essere certi che vi sia stata assunzione di cibo. Per tutto quanto detto e per la spiccata risposta insulinica, in particolare all’insulina rapida che alcuni bambini presentano, bisogna essere prudenti nell’aumentare il dosaggio, onde evitare cadute glicemiche e magari successivi rimbalzi iperglicemici. La corretta gestione, così difficile e coinvolgente nei primi anni di vita, richiede uno stretto rapporto con il proprio diabetologo, con cui è opportuno cercare insieme tutte le strategie terapeutiche concordare i componenti più adeguati. In questo compito impegnativo, deve essere di sostegno non la sola speranza, ma la quasi certezza che saranno proprio questi piccoli bambini a vedere la soluzione definitiva della malattia (terapia genica?, minipancreas artificiale?, trapianto di β-cellule?,): il costante impegno e progresso della ricerca offre prospettive incoraggianti per il loro futuro.

Carla Monciotti – Claudia Bortolin
Servizio di Diabetologia Pediatrica
Università di Padova