Dormire bene, gestire bene la giornata

Tutti conoscono l’importanza del sonno, inteso come adeguato riposo notturno e la sua influenza sul nostro organismo. Tutti sanno che dormire un giusto numero di ore per notte è fondamentale per garantire all’organismo la possibilità di rigenerarsi. Tutti sanno che un organismo “stanco” risulta meno efficiente durante le ore diurne. Non tutti però rispettano questa semplice regola di vita… e l’ora in cui adagiarsi tra le accoglienti braccia di Morfeo si sposta inesorabilmente più avanti. Un tempo, per i bambini, a coronamento della giornata c’era il rito di Carosello la cui fine sanciva l’ora di andare a dormire; ora i bambini hanno orari più elastici, hanno orari più da “adulti”, senza però essere adulti! È importante considerare e trattare i bambini come tali, rispettando le loro esigenze fisiche e psichiche, senza dimenticare che per affrontare una giornata impegnativa necessitano di un riposo adeguato. Sicuramente il tempo che i bambini trascorrono con i genitori si è ridotto rispetto al passato e viene concentrato per lo più nelle ore serali, al termine della giornata di lavoro, ma questo non può giustificare la cattiva abitudine di dormire poco.

 Perché il sonno è così importante? 
Cerchiamo di capirlo insieme. L’uomo possiede al suo interno una specie di orologio, detto “orologio biologico”, che influenza i processi fisiologici e condiziona le ore di sonno e di veglia. Un ciclo sonno-veglia regolare ha un’influenza positiva sulla produzione tale da garantire una buona vigilanza diurna e un riposo ristoratore durante la notte. Non bisogna tuttavia focalizzare troppo l’attenzione sulla quantità di sonno, concentrandosi solo sul numero di ore dedicate al riposo notturno, ma è necessario considerare anche la qualità di tale riposo. Ci sono semplici regole che possono essere di aiuto per migliorare la qualità del sonno: riposare in un luogo silenzioso e confortevole, mantenere una temperatura ambientale non troppo elevata, rispettare un intervallo di tempo adeguato dall’ultimo pasto, evitare l’assunzione di sostanze eccitanti per il sistema nervoso (caffeina, teina…) alla sera, non effettuare attività fisica intensa prima di andare a dormire…
Il buon sonno dei bambini con diabete deve combattere contro un nemico in più: l’ipoglicemia notturna. Le variazioni ormonali che avvengono durante la notte, infatti, influiscono anche sulla glicemia. Innanzitutto si assiste a un aumento dei fattori controinsulari (glucagone, catecolamine…) che comporta un aumentato rischio di sviluppare ipoglicemia, rischio aggravato anche dall’intervallo di tempo che intercorre dall’ultimo pasto. Si viene quindi a sviluppare una condizione potenzialmente difficile da affrontare per l’organismo, che può associarsi alla comparsa di incubi, cefalea, tachicardia e altri sintomi in grado di disturbare il sonno, inficiandone la qualità e quindi rendendo poco ristoratrici le ore notturne e difficoltoso il risveglio.

 Come si può dunque prevenire questa condizione? 
La regolarità negli orari, nei pasti e negli schemi di terapia insulinica svolge un ruolo essenziale ma ci sono altre variabili in grado di influenzare il controllo glicemico. Pensiamo per esempio all’attività fisica, che tutti caldamente incoraggiano, e che va effettuata con costanza, certo, ma anche con estrema cautela. Non è raro infatti che l’esercizio fisico comporti l’insorgenza di ipoglicemie anche a distanza di diverse ore dalla fine dell’attività, poiché l’attività fisica aumenta il fabbisogno di glucosio e riduce quello di insulina nelle ore successive. Tale fenomeno, detto ipoglicemia post-esercizio, può essere controllato riducendo la dose di insulina del pasto successivo anche di un altro 20-30% e aumentando l’apporto di carboidrati, in quanto il muscolo consuma glucosio per ricostituire le sue scorte di glicogeno. La durata di tale effetto di solito si esaurisce entro 8-12 ore, ma il regime terapeutico da impostare va adeguato all’entità e alla durata dell’esercizio nonché alla risposta individuale. Non bisogna infine dimenticare che l’ipoglicemia notturna, oltre che sulla qualità del sonno, può ripercuotersi anche sulle glicemie della giornata successiva, in quanto l’organismo reagisce rilasciando ormoni iperglicemizzanti, responsabili di un effetto di rimbalzo, detto effetto Somogy, che sommato al “fenomeno alba”, può comportare una grande variabilità ed instabilità della glicemie durante la prima parte della giornata. Cerchiamo quindi di sfruttare i benefici che la notte ci offre, considerando il sonno come alleato del nostro benessere psico-fisico. Non mi resta dunque che augurarvi buon riposo…

Maurizio Vanelli
Centro Regionale Interuniversitario di Diabetologia pediatrica
Università degli studi di Parma