Diabete mellito di tipo 1 ed esercizio fisico

Il diabete mellito di tipo 1 (DM1) è il più comune disordine endocrino- metabolico dell’ età evolutiva che influenza radicalmente tutti gli aspetti della vita. Il raggiungimento di un buon controllo metabolico, la prevenzione delle complicanze, l’inserimento sociale e la realizzazione personale dei soggetti con diabete si fondano su tre pilastri fondamentali: terapia insulinica, corretta alimentazione ed esercizio fisico. I rischi legati a una vita sedentaria si traducono nell’aumento dei casi di sovrappeso/obesità.
Questa condizione, provocando insulino- resistenza, ipertensione, dislipidemia, può aggravare a sua volta il rischio metabolico e cardiovascolare nei soggetti con DM1. Inoltre, è stata segnalata un’ associazione tra aumentato peso corporeo e più precoce età di esordio del DM1, facendo ipotizzare che l’ eccesso ponderale possa accelerare la comparsa non solo del DM2, ma anche del DM1 nei soggetti geneticamente predisposti. I benefici dell’esercizio fisico, ben documentati nella prevenzione e nel trattamento del DM2, possono essere estesi anche ai pazienti con DM1.
Associata a una dieta normocalorica, l’attività fisica regolare contribuisce al mantenimento di un peso adeguato, riducendo il fabbisogno di insulina. È stato documentato un miglioramento dei fattori di rischio cardiovascolari (profilo lipidico, pressione arteriosa); l’ efficacia dell’ esercizio fisico sui livelli di emoglobina glicosilata sono ancora in via di studio. Infatti, nonostante l’esercizio fisico determini una riduzione della glicemia e dell’insulino-resistenza, molteplici fattori quali aumento dell’introito calorico, riduzione della dose di insulina, stress, possono peggiorare l’ andamento glicemico, controbilanciando così gli effetti benefici dell’ esercizio fisico. Innegabili sono invece i benefici sulla qualità della vita. L’esercizio fisico e gli sport organizzati permettono ai soggetti con DM1 di partecipare alle varie attività al pari dei loro coetanei, promuovendo la socializzazione e aumentando l’autostima, effetti 10 Diabete mellito tipo 1 ed esercizio fisico di particolare rilievo in bambini e adolescenti con malattia cronica.
Secondo l’American Diabetes Association tutti i pazienti con DM1, purchè in buon compenso metabolico, dovrebbero avere l’ opportunità di praticare un’attività motoria, in linea con i propri desideri e attitudini. Spesso però la condizione diabetica interferisce con la pratica di esercizio fisico per il timore, sentito soprattutto dai genitori, di complicanze metaboliche acute, in particolare delle crisi ipoglicemiche. Nessun tipo di esercizio fisico, compresi gli sport competitivi, dovrebbe essere proibito a un bambino diabetico. Particolare attenzione dovrà essere posta agli sport che richiedono sforzi fisici brevi e intensi (attività anaerobica). Gli unici sport sconsigliati sono quelli praticati in solitudine, pericolosi in caso di ipoglicemia improvvisa (sport subacquei, motociclismo, alpinismo, ecc) o quelli che comportano sobbalzi o scuotimento del capo (pugilato, lotta, ecc). La prescrizione all’esercizio va personalizzata e adattata alla condizione della malattia, che è spesso oscillante.
L’aggiustamento del dosaggio insulinico, la sede di iniezione, il monitoraggio delle glicemie, una maggiore attenzione alla dieta in coincidenza dell’attività fisica, l’attenta programmazione del momento adatto nella giornata sono tutte raccomandazioni indispensabili per la prevenzione dell’ipoglicemia e dell’iperglicemia, che possono verificarsi in seguito esercizio fisico. La quantità di esercizio da praticare non si discosta dalle raccomandazioni rivolte ai bambini non diabetici, cioè almeno 30-60 minuti al giorno di un’attività motoria a media intensità, anche non continuativa e la pratica di almeno 30 minuti di uno sport organizzato, 3 volte la settimana. Inoltre è opportuno ridurre le ore di sedentarietà, come consigliato a tutti i soggetti in età evolutiva. L’ipoglicemia dopo esercizio fisico è frequente, poiché nel DM1 sono compromesse le risposte omeostatiche all’esercizio (aumento della gluconeogenesi epatica attraverso la riduzione dell’insulina endogena, aumento degli ormoni controregolatori).
Inoltre l’esercizio aumenta l’assorbimento d’insulina esogena, in relazione al sito di iniezione: l’assorbimento è maggiore se l’iniezione è praticata sulle estremità soggette al movimento (braccia, cosce), mentre è più prevedibile se praticata sull’addome, che perciò è la sede consigliata. Una strategia per prevenire l’ipoglicemia si basa sulla modulazione delle dosi d’insulina o sull’assunzione di cibo a contenuto glicidico prima dell’esercizio, o di zuccheri semplici durante un’attività sostenuta. Talvolta l’ipoglicemia può presentarsi con effetto ritardato (fino a 24 ore dopo l’esercizio). L’aumento dell’intake calorico, la riduzione delle dosi di insulina e un attento monitoraggio delle glicemie possono evitare l’ipoglicemia tardiva.
L’iperglicemia riguarda invece i pazienti in cattivo controllo metabolico. In assenza di adeguati livelli di insulina, il muscolo non utilizza il glucosio ma i grassi, con il risultato di iperglicemia, chetosi e acidosi. Per consentire una sana e proficua partecipazione, gli operatori sanitari dovrebbero assicurare il massimo sforzo per adattare la terapia insulinica e dietetica all’ esercizio fisico. I potenziali benefici dell’attività fisica saranno evidenti se il soggetto diabetico ha ricevuto un’accurata istruzione all’autogestione della malattia e se è in grado di individuare e affrontare i sintomi di una crisi ipoglicemica. Solo così lo sport potrà diventare un’esperienza salutare e gratificante, che permette di convivere con la condizione cronica di base, senza rinunciare a un’esistenza piena di interessi e di realizzazioni.

Marco Cappa
Unità Complessa 
di Endocrinologia e Diabetologia 
Ospedale Pediatrico Bambino Gesù 
Roma