Consigli utili per i genitori

Essere sinceri con i propri figli
I figli hanno bisogno di verità e di chiarezza per poter affrontare con coraggio e consapevolezza la loro patologia. Pertanto, non deve essere nascosta ai propri figli ma rivelata con semplicità e amore adeguandola, chiaramente, alle capacità e alle competenze del bambino così da poterli rassicurare sull’amore che i genitori nutrono per lui e permettere una comprensione delle caratteristiche e delle peculiarità, oltre ai limiti che, inevitabilmente, il diabete comporta così da favorire una serena accettazione del proprio stato e una chiara percezione della “non diversità”.

Non scaricare le proprie ansie e le proprie paure sui figli
Talvolta i genitori non riescono a celare con i propri figli le proprie ansie entrando in un circolo vizioso che, paradossalmente, finisce per aumentare i rischi di eventi intercorrenti e, sicuramente, per peggiorare la qualità di vita.

Essere uniti e coerenti
La migliore garanzia che i genitori possono offrire per favorire un buon adattamento e una chiara comprensione del diabete ai propri figli, è rappresentata da un’“unione serena e calorosa” basata sulla reciproca comprensione. Le difficoltà e le ansie legate alla gestione della patologia possono generare o intensificare ostilità o incomprensioni tra i coniugi o tra altri familiari che possono riflettersi sull’immagine che il bambino si è costruito di sé ossia quella di un bambino “cattivo” e “disobbediente”, unico responsabile delle difficoltà e delle discordie familiari provocando profondi sensi di colpa che si possono ripercuotere sul suo sviluppo e sulla sua crescita psicofisica. Inoltre, è importante che i genitori siano coerenti nei loro comportamenti e nelle loro idee così da trasmettere ai propri figli l’immagine di una coppia genitoriale forte e contenitiva, capace di arginare i contrasti e le difficoltà del proprio figlio in modo da poter seguire e, successivamente, imitare questi validi modelli di vita.

Essere capaci di dire: “Ho sbagliato e ho bisogno di aiuto!”
È necessario, se non indispensabile, capire che un buon genitore non è colui che non sbaglia mai e non commette mai errori, ma, invece, è colui che si assume le proprie responsabilità e che può ammettere, eventualmente, di aver sbagliato, che chiede aiuto al Team Diabetologico Pediatrico (medici, infermiere, nutrizionista, psicologo) per poter affrontare la situazione, quando questa diventa insostenibile; soltanto in tal modo si può diventare un punto di riferimento valido per i propri figli. È necessario, pertanto, che i genitori siano consapevoli di non essere onnipotenti e che, talvolta, anche loro possono sbagliare perché non si può essere “perfetti” soltanto per il fatto di essere genitori!

Non nascondere il diabete  Il rifiuto dei genitori di divulgare la diagnosi ai familiari più stretti o ad altre persone che popolano il mondo del proprio figlio (maestre, amici) determina nel bambino l’acquisizione di un atteggiamento di segretezza e di chiusura che, inevitabilmente, favorisce l’insorgenza della paura e del timore di essere giudicati solo per “il cattivo funzionamento” del proprio corpo piuttosto che per (il suo modo di essere, di pensare) la propria personalità o per il proprio comportamento. Ciò impedisce, non solo, il processo di autoaccettazione ma anche lo sviluppo dell’autostima, ostacolando e ritardando, inevitabilmente, l’ingresso e l’integrazione nel gruppo dei pari.

Non annullarsi come coppia
È necessario che i genitori non si annullino come “coppia” per garantire al figlio tutto il sostegno necessario, per assicurare regolarità nei ritmi alimentari e regolare la somministrazione dell’insulina.
La reazione dei genitori, più comune, è quella di interrompere drasticamente le abitudini familiari per riorganizzare tutto in funzione del diabete: molte mamme decidono di lasciare il lavoro nella convinzione che sia necessario una vicinanza fisica costante con il figlio; altri genitori passano intere notti in bianco accanto al letto del proprio figlio o lo riconducono a dormire nella propria camera; altri, invece, annullano del tutto la loro vita sociale, negandosi uscite con gli amici o serate al teatro non volendo delegare ad altri la gestione del diabete. I genitori che non si annullano come coppia, invece, riescono a cogliere meglio i bisogni reali del bambino che si manifestano nella necessità di non essere visto come “bambino diabetico” dove la propria identità è confinata esclusivamente nella malattia ma come un “bambino con il diabete” con delle proprie competenze, capacità e qualità. Un sereno e graduale adattamento del bambino al diabete può avvenire soltanto se c’è la convinzione e la consapevolezza che il proprio figlio non è diverso dagli altri perché ha il diabete, ma è un bambino come tutti gli altri e che non deve essere iperprotetto e accontentato in tutto per compensare quelle privazioni alle quali può essere costretto.

Francesco Prisco
Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica “G. Stoppoloni”.
Seconda Università di Napoli