Ballando con il diabete

L’adolescenza rappresenta per il ragazzo diabetico un momento in cui alle problematiche esistenziali legate alle trasformazioni del corpo e della mente che possono generare in ogni giovane insicurezza verso la propria persona, si aggiunge la percezione della malattia come un ulteriore ostacolo alla espressione della propria libertà e come elemento di diversità, e quindi di distacco, dai coetani. Ecco dunque che anche un atteggiamento particolarmente protettivo e limitativo della famiglia nei confronti del ragazzo diabetico può ulteriormente rafforzare questo senso di diversità. Da una parte la nuova dimensione sociale rappresentata dal “gruppo” con i suoi riti che sfuggono al controllo dei genitori (la discoteca per esempio) e dall’altra l’effettivo rischio di incorrere in un problema connesso alla malattia di base mentre si celebrano questi riti dell’adolescenza, possono essere motivo per i genitori stessi di proibire o ritardare la crescita individuale e sociale del proprio figlio. Non si tratta di una strategia efficace: a lungo andare mina la sicurezza dell’adolescente e valorizza il comportamento proibito. L’adolescente con diabete non deve quindi rinunciare alle serate in compagnia e, nello specifico, a una serata in discoteca ma deve, allo stesso tempo, fare in modo che questa occasione particolare non comprometta il suo equilibrio metabolico e quindi il suo stato di benessere psicofisico. È cronaca di alcuni week-end come la sbornia, il consumo di droghe leggere, la guida irresponsabile al ritorno da una serata in discoteca guastino un sabato in compagnia che era magari iniziato con tutt’altri propositi. Tuttavia questa non è la regola e i nostri giovani sono per la maggior parte responsabili nei confronti del rito del sabato sera. In tal senso, il giovane diabetico deve dimostrare di esserlo in modo particolare individuando stratagemmi che possano ridurre gli eventuali rischi connessi alla sua condizione di base.
Il ballare, soprattutto ai ritmi delle musiche attuali, rappresenta un esercizio fisico intenso e continuo, con effetto ipoglicemizzante sia diretto (maggior consumo di glucosio da parte dei muscoli) sia indiretto (aumen-to dell’effetto dell’insulina iniettata). In tal caso è consigliabile assumere a piccoli sorsi delle bevande zuccherate, integrando eventualmente con snack a base di carboidrati. Per quanto riguarda il consumo di alcool, questo riduce l’assorbimento degli zuccheri  e inibisce la glicogenolisi epatica con conseguente effetto ipoglicemizzante. Se proprio non se ne può fare a meno, insieme agli eventuali alcolici (in quantità limitata evitando i superalcolici) è prudente assumere una quantità aggiuntiva di carboidrati tipo snack. In caso di abuso (la classica sbornia), il vero rischio è la possibilità di confondere una crisi ipoglicemica anche grave con uno stato di torpore da alcol. In tale caso è utile informare almeno un amico su tale rischio evitando così di sottovalutare la situazione con conseguenze spiacevoli. Attenzione poi ai cocktail alla frutta, che invece di zuccheri ne hanno da vendere. Come per esempio le proposte caraibiche e sudamericane, ora di gran moda, che prevedono diverse decine di grammi di zucchero di canna. Quanto al fabbisogno insulinico, chi si appresta a una serata in discoteca può ridurre l’abituale dose di insulina intermedia della sera e, al ritorno a casa, controllare la glicemia prima di andare a letto. Talvolta, se la mattina dopo si avverte ancora una condizione di “intorpidimento” può rendersi utile ridurre eventualmente anche la dose insulinica del mattino.

Matteo Viscardi
Dipartimento Materno Infantile
Centro di Endocrinologia dell’Infanzia e dell’Adolescenza
Università Vita‐Salute San Raffaele