Attività motoria, non solo sportiva, nel bambino e nell’adolescente

I bambini sono portati a vivere in termini di gioco e quindi di movimento l’intera giornata. Imparare a confrontarsi con il mondo in maniera dinamica è insito nel naturale processo di conoscenza e questa tendenza non può e non deve essere ostacolata se “c’è di mezzo il diabete”.
Quando un bambino o un adolescente diventano diabetici una serie infinita di dubbi pervade la famiglia e il ragazzo anche in relazione alle più banali attività quotidiane: ci si domanda se potrà riprendere regolarmente l’attività scolastica, se dovrà sottoporsi ad un regime dietetico particolarmente restrittivo, se potrà iniziare o riprendere l’attività sportiva che aveva cominciato. Fugare tutta una serie di perplessità rappresenta uno dei compiti più importanti e al tempo stesso più onerosi del team sanitario. Sin dall’esordio della malattia coinvolgere attivamente il nucleo familiare e il ragazzo nel piano terapeutico contribuisce a reintegrarlo in pieno nella vita di ogni giorno, accompagnandolo nel percorso di accettazione della malattia e di recupero del concetto di autostima che potrebbe inesorabilmente essere minato da atteggiamenti iperprotettivi o di isolamento.
In tal senso considerare il bambino e l’adolescente affetto da diabete ” un bambino o un adolescente” più che un diabetico è un’esigenza improrogabile.
Ciò non toglie che bisogna tener conto degli opportuni accorgimenti terapeutici: insulina, corretta educazione alimentare, attività fisica , educazione all’autocontrollo e all’autogestione rimangono i cardini fondamentali per ottenere un buon compenso metabolico. Qualche riflessione sugli effetti dell’attività fisica va senz’altro fatta. Numerosi studi hanno dimostrato i benefici effetti di una vita non sedentaria sia in termini di accrescimento ponderale, che di adattamento cardiovascolare, di socializzazione e di “stile di vita” a qualsiasi età. I bambini in particolare sono naturalmente portati a vivere in termini di gioco e quindi di movimento l’intera giornata. Imparare a confrontarsi con il mondo in modo dinamico è insito nel naturale processo di conoscenza e certamente questa tendenza non può e non deve essere ostacolata se “c’è di mezzo il diabete”. Tuttavia tante sono le ansie dei familiari dei nostri pazienti, che vanno fugate attraverso le opportune conoscenze su come assecondare il bisogno dei piccoli di giocare senza correre rischi. L’educazione all’autocontrollo e all’autogestione della terapia insulinica e delle scelte alimentari riusciranno ad allontanare i rischi legati all’attività fisica. Sappiamo bene che per pazienti in buon equilibrio metabolico e con adeguata insulinizzazione, l’attività motoria condiziona la possibile insorgenza di crisi ipoglicemiche, che possono adeguatamente essere controbilanciate da opportune scelte alimentari (snack a base di carboidrati complessi o di carboidrati semplici + complessi se ipo di media entità) e da opportune riduzioni della dose di insulina là dove necessario. E’ esperienza comune, per esempio, la necessità di ridurre le dosi di insulina in estate o quando si è in vacanza in rapporto all’aumento del tempo dedicato ad attività ludiche o a lunghe e salutari passeggiate. L’educazione a corrette scelte alimentari, l’abitudine ad aver sempre con sé ciò che può servire a controbilanciare gli effetti della terapia insulinica (kit minimo per l’autocontrollo, zollette di zucchero, crackers o fette biscottate) può far sì che una giornata di vacanza non significhi una vacanza dal diabete (concetto che deve essere particolarmente stressato negli adolescenti, più portati a sperimentare soluzioni limite, talora non scevre da rischi)Peraltro l’abitudine all’autocontrollo permette di non limitare la partecipazione dei ragazzi alle gite scolastiche, così ambite come momento di socializzazione e di autonomia dalla famiglia. L’introduzione in commercio di strumenti che consentono una rapida e precisa somministrazione di insulina, facilmente trasportabili come le penne, ha sicuramente contribuito a migliorare la flessibilità terapeutica. Recentemente è stato introdotto uno strumento che unisce due aspetti peculiari di controllo : il reflettometro e l’iniettore per l’insulina. La sua somiglianza ad un telefono cellulare lo rende particolarmente gradito agli adolescenti, mettendoli così rapidamente in grado di verificare la glicemia (solo 5 secondi per il risultato) prima di praticare l’insulina. La partecipazione ai campi scuola assume un alto valore educativo per i bambini e gli adolescenti diabetici abituandoli a risolvere i problemi e a condividere con altri coetanei esperienze divertenti in un ambiente “non medicalizzato” come i soggiorni al mare o in montagna. I ragazzi apprendono ad autocontrollarsi, a somministrare da soli l’insulina, imparano corrette scelte alimentari sia a tavola che durante le attività di gioco. Comprendere come muoversi può comportare la necessità di ridurre la dose di insulina (perché l’attività fisica non solo fa sprecare energia ma aumenta la sensibilità dei muscoli all’ormone), come è necessario controllarsi prima, durante e dopo le pratiche sportive per evitare crisi ipoglicemiche notturne, come integrare l’autocontrollo con l’opportuna introduzione di carboidrati complessi, che serve a fornire il substrato energetico principale alle nostre cellule e a ricostitiure le scorte di glicogeno epatiche e muscolari, così importanti per garantire il corretto equilibrio glicemico anche durante i periodi di digiuno. Una delle nostre ragazze più grandi, che adesso partecipa ai campi scuola in qualità di diabetico guida, viene da tutti definita ” marmellatina”, per la sua tendenza alle ipo: il suo zainetto trabocca infatti di marmellate e di crackers quando ci spostiamo. Simona vigila con particolare attenzione sull’eventuale insorgenza dei primi sintomi di crisi ipoglicemica, insegnando a ragionare in tal senso anche ai piccoli che le sono affidati.
E se il controllo metabolico non va così bene ?
La presenza di glicosuria e di corpi chetonici nelle urine è sicura testimonianza di scarsa insulinizzazione. In questo caso è opportuno non intraprendere attività fisica prima di aver riportato il compenso ad un livello adeguato ( secondo gli obiettivi glicemici che siamo soliti indicare ai nostri pazienti)Infatti durante gli sforzi fisici si verificano aggiustamenti metabolici ed ormonali che facilitano la prevalenza degli ormoni controinsulari e della produzione epatica di glucosio rispetto all’insulina, anche nei soggetti non diabetici. Nei nostri pazienti una scarsa insulinizzazione periferica facilita la prevalenza dell’effetto iperglicemizzante e chetogeno dell’attività sportiva. Così si spiega “il paradosso iperglicemia-chetosi” che si verifica dopo attività fisica intensa se c’è scarso compenso metabolico. A tutto però si può rimediare: basta infatti riconsiderare il piano terapeutico con l’aiuto del pediatra diabetologo, per uscire rapidamente da una eventuale condizione di cattivo equilibrio e quindi riprendere le normali attività quotidiane senza particolari problemi. Qualche notazione a parte merita l’attività sportiva agonistica, che di solito va riservata ai ragazzi e agli adolescenti. Lo sport deve essere una scelta e non una prescrizione terapeutica: solo così si può trarre il massimo degli effetti positivi dalla pratica sportiva. L’abitudine a sane regole di vita sotto la vigile sorveglianza di istruttori capaci e di medici attenti può solo migliorare il criterio di autostima dei ragazzi, abituandoli ad affrontare positivamente gli sforzi ed i sacrifici che sono necessariInnumerevoli sono gli esempi di campioni affetti da diabete insulino-dipendente (corsa, canoa, nuoto, sci di fondo…). Se una precisazione può essere fatta è quella di favorire la pratica sportiva regolare, prediligendo gli sport aerobici e sollecitando una preparazione ben studiata per evitare inutili rischi, peraltro possibili anche in soggetti non diabetici: “certamente nessuno di noi potrebbe affrontare la maratona di New York senza un opportuno ed attento allenamento preliminare!” Vanno sconsigliati gli sport violenti (pugilato, lotta), gli sport estremi e quelli che possono mettere a rischio la vita in condizione di grave ipoglicemia. Occorre prediligere pratiche sportive che non comportano isolamento in modo da poter affrontare con serenità gli eventuali problemi contingenti. Quest’ultima riflessione la estenderei senza alcun dubbio a qualsiasi ragazzo che volesse praticare attività sportiva “a prescindere dal diabete”. Se l’amore per lo sport è tanto nostro compito è di accompagnare i ragazzi per affrontare questa come le altre sfide che la vita presenta!

 

Francesca Cardella
Sezione Diabetologia e Malattie Metaboliche
Istituto di Pediatria
Università di Palermo