Adolescenza. Problemi? Si possono affrontare

L’adolescenza (parola derivante dal verbo latino adolescere, che vuol dire crescere) rappresenta un periodo del tutto particolare nella storia di sviluppo di ogni bambino.
L’età adolescenziale è spesso temuta e imbarazzante per tutti! I genitori non sanno come comportarsi e si sentono spesso incapaci (e a volte addirittura esasperati) a trovare delle soluzioni. D’altro canto quando chiedono consigli al pediatra, al medico di famiglia o allo psicologo, spesso le risposte   che ricevono non sono soluzioni certe ma si rivelano, più che consigli veri e propri, suggerimenti di comportamento. In effetti non ci sono linee guida precise perché l’adolescenza non è curabile in quanto non è una malattia ma solo un passaggio fisiologico che porta i bambini cresciuti a sentirsi più coinvolti nelle loro azioni e nei loro pensieri, a riconoscere la propria immagine e a confrontarla nell’ambiente. Tutti gli adolescenti hanno un rapporto più o meno conflittuale con i loro genitori.
La conflittualità è parte integrante dello sviluppo adolescenziale. Alcune volte la famiglia, gioca un ruolo protettivo che non consente un facile distacco ma tende a mantenere a lungo il ruolo di figli, a volte anche per una ricerca di eterna giovinezza da parte dei genitori. È chiaro dunque che se l’età è difficile per chi la vive non lo è meno per chi ci si confronta. Freud si esprime così per quanto riguarda il rapporto genitore-adolescente: “Io ammetto che è normale per un adolescente avere per un tempo piuttosto lungo un comportamento incoerente e imprevedibile. Io penso che è necessario lasciargli il tempo e la libertà di trovare da sé la propria strada. Piuttosto sono i genitori ad avere bisogno di aiuto e consigli per sopportarlo”. Allora proviamo a capire quale ondata di emozioni investe questi ragazzi e vediamo come il diabete può in qualche modo influire su un momento esistenziale così particolare. Prima di tutto non sempre l’età cronologica coincide con il periodo adolescenziale vale a dire che anche se il range cronologico di questo periodo va da 10-20 anni (OSM) ci sono ragazzi che hanno già ad 11 anni i sintomi e chi invece aspetta i 17 anni per iniziare. Il tutto è influenzato dalle esperienze vissute in famiglia (primogenitura, certezze economiche, condizione socio-culturale, lutti, malattie, ruoli nel nucleo famigliare) nella scuola (insegnanti, compagni, in generale l’ambiente scolastico) nell’impegno in attività parallele (sport, cultura, amici, niente). Ciò che più influisce sull’esordio dell’adolescenza è sicuramente lo sviluppo puberale.
Infatti, l’identificazione di un nuovo corpo si dimostra spesso destabilizzante ed implica un lavoro da parte dei ragazzi per riconoscersi sotto una diversa identità accettandola e confrontandola coi coetanei, ma soprattutto con l’immagine e le aspettative che loro stessi avevano creato. Il disagio principale è proprio di riuscire quindi a piacersi e ad acquisire sicurezze che gli consentano di superare gli ostacoli quotidiani e di vivere le nuove esperienze serenamente. In questo periodo di conflittualità, di insicurezze di novità, di diversa identità una malattia come il diabete se non vissuta in una giusta ed equilibrata dimensione amplifica l’inconveniente del passaggio adolescenziale. Rabbia, diniego della malattia, senso di sofferta ingiustizia, amplificazione degli aspetti negativi del diabete, identificazione con la propria malattia, o anche collegare il diabete a tutte le esperienze negative, credere che il diabete privi delle normali opportunità che la vita offre, sentirsi diverso, chiudersi in se stesso, sono alcune delle reazioni emotive che si possono riscontrare in questi ragazzi. Essere visto come malato, alcune volte anche dai familiari è un errore che spesso viene fatto. La tendenza a legare qualsiasi comportamento del figlio con il diabete, di eccedere nelle attenzioni verso i valori della glicemia, di non dare fiducia e non incoraggiare l’autogestione della propria malattia da parte di alcuni genitori sono comportamenti che non aiutano e che addirittura possono danneggiare in questo periodo delicato dello sviluppo.
Un punto importante negli adolescenti con il diabete è il responsabilizzarsi nell’autogestione della propria malattia.
L’assunzione di questa responsabilità dovrebbe essere un processo naturale, graduale, molto sostenuto dai genitori e dal team diabetologico. Alcuni genitori tendono a mantenere a lungo il ruolo di bambini ai loro figli non dando loro responsabilità e fiducia, altri tendono a spingere troppo nell’indipendenza. In tutti e due i casi il rischio è di trovarsi davanti all’adolescente che agisce peggiorando la sua adesione alla cura o che sviluppa disordini di comportamento alimentare o disordini psicologici. Un lungo processo di sostegno, incoraggiamento, di fiducia e di confidenza da parte del genitore e del medico sono molto d’aiuto. Anche se ancora discusso molti studi clinici hanno dimostrato il possibile rischio di sviluppo di disordini del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, somministrazione eccessiva o omissione di insulina, ecc.) soprattutto nelle giovani con diabete. Evitare di enfatizzare l’importanza della dieta, del peso, dei valori glicemici nei ragazzi risulta utile a prevenire questi problemi; scoprirli precocemente formulando giuste domande (omissione di insulina, uso di lassativi, effettuare diete in continuazione, avere ipoglicemie spesso ma con emoglobina glicata alta), affrontarli e fornire un valido sostegno anche psicologico è molto importante. Nel periodo in cui l’adolescente cerca di costruire la sua identità, di definire il suo rapporto con i coetanei e il ruolo all’interno del gruppo, parlare o no della sua malattia con gli amici diventa un dilemma. Spesso la scelta eseguita riflette anche il rapporto instaurato con la malattia. L’adolescente dovrebbe essere aiutato a fare questa scelta in modo sereno e trovare anche il modo migliore per comunicarlo.
Tra le nuove esperienze di questa età non si può evitare di menzionare l’inizio dell’attività sessuale o comunque il maggiore interessamento all’argomento. 
È infatti liberatorio per i ragazzi trovare qualcuno che inizi il discorso e gli spieghi qualcosa a proposito o lo rassicuri anche se la sua faccia la maggior parte delle volte sarà indignata o attonita o espressiva di grande sicurezza in argomenti scontati. Indirizzare verso la consulenza ginecologica, dare informazioni sui mezzi contraccettivi idonei, sull’importanza di un buon controllo glicometabolico nel periodo di concepimento e sulle malattie a trasmissione sessuale, i loro rischi e la loro prevenzione, li responsabilizza e può evitare sgradevoli esperienze. L’uso di alcool, droghe, fumo, l’effettuare tatuaggi, piercing, il vestire in maniera eccentrica (catene, trucco eccessivo, capelli verdi) negli adolescenti è spesso dimostrativo di una ricerca interiore tumultuosa che non trova risposte nella società adulta circostante e si esprime in ciò che è più comodo e provocatorio. Quale atteggiamento si può quindi assumere per attraversare insieme ai ragazzi in modo più sereno questo periodo visto che ricette univoche non ci sono?
Essere fortemente presenti, insistere nei principi di base e nelle regole sociali è fondamentale.
Opporsi agli abusi di ruolo e di modi, insomma essere come un perno rigido centrale intorno a cui far ruotare, in maniera abbastanza libera ma frenata, la vitalità e l’iniziativa degli adolescenti.

 

Nicoletta Sulli
Servizio di Diabetologia
Clinica Pediatrica Università La Sapienza
Roma