A cena con gli amici

“Mamma, questa sera vado a cena fuori…” Per un genitore con un figlio con il diabete mellito di tipo 1 (T1DM) queste parole possono suscitare qualche preoccupazione. La cena rappresenta una convenzione sociale molto diffusa tra i giovani per cui prima o poi il proprio figlio pronuncerà la fatidica frase…
Prima dell’utilizzo degli analoghi,  quando la terapia insulinica era fondata prevalentemente sulla terapia tradizionale a 4 somministrazioni al dì con l’insulina rapida ai pasti principali (colazione, pranzo, cena) e l’insulina intermedia al bedtime, l’evento sociale “cena” rappresentava una sfida per riuscire a mantenere l’euglicemia. Solitamente, come è costume, la cena “sociale” non viene mai consumata alle fatidiche ore 20.00 per cui l’insulina rapida costituiva una “coperta” troppo corta; infatti, quando il problema orario/pasto non viene percepito dalla maggior parte dei conviviali, spesso la cena può essere consumata in orari più consoni con il riposo serale che con il pasto. Si rende necessario, quindi, che il ragazzo con T1DM in trattamento con terapia multiniettiva tradizionale si adegui alla situazione con qualche accortezza per evitare fastidiose conseguenze.
Una volta terminata l’azione “della rapida” del pranzo, indicativamente verso le 20.00, se la cena appare ancora lontana è opportuno non somministrare la solita quantità d’insulina effettuata per coprire la cena solitamente consumata a casa e quindi prevenire un’eventuale ipoglicemia causata da una quantità d’insulina eccessiva dal momento che la cena verrà consumata molto più in là nel tempo. Dall’altra parte, è opportuno anche prevenire l’eventuale comparsa di iperglicemia legata all’eccessiva attesa a somministrare insulina. Come risolvere il problema? È utile effettuare un piccolo supplemento d’insulina rapida o ultrarapida in attesa di effettuare la quantità di insulina adeguata al momento della cena.
È comunque sempre opportuno avere carboidrati a disposizione nell’eventualità che la glicemia tenda a diminuire.
Le difficoltà ad affrontare questo evento sociale sono state notevolmente ridotte dall’avvento della terapia basale/bolo effettuata con gli analoghi,  sia rapidi che lenti o con l’infusione insulinica sottocutanea continua (CSII). L’analogo lento permette la copertura del fabbisogno basale favorendo una maggiore flessibilità nei pasti, cosa che sicuramente non avveniva con la terapia tradizionale. Nell’affrontare quindi un invito a cena, sicuramente l’eventualità di incorrere in ipoglicemie o iperglicemie è notevolmente ridotta. Sia nel caso in cui l’analogo lento venga somministrato una volta nelle 24 ore, solitamente prima dell’orario di cena, sia nel caso in cui venga somministrato una volta ogni 12 ore, solitamente prima di colazione e prima di cena, l’analogo rapido può essere somministrato in qualunque momento, per cui l’attesa per la cena è sicuramente più tranquilla. La stessa situazione si propone per i ragazzi in trattamento con CSII: utilizzando esclusivamente analogo rapido e ricevendo microboli nell’arco delle 24 ore sono liberi di effettuare il bolo della cena a qualsiasi orario con estrema libertà. Una volta giunti a cena, il problema successivo si pone nella scelta della quantità d’insulina da somministrarsi. I pasti preparati dai ristoranti sono spesso elaborati, a contenuto di principi nutritivi ignoto e difficilmente valutabili dal punto di vista della quantità. Il calcolo dei carboidrati è reso difficile da queste variabili e con esso stabilire la quantità d’insulina adeguata per coprire il pasto. Con la terapia tradizionale la quantità d’insulina da somministrare viene calcolata stimando i carboidrati totali assunti durante il pasto. Un’eventuale correzione di un’iperglicemia, in caso di sottostima, è sicuramente più efficace effettuarla con gli analoghi rapidi, con l’accortezza di ricordare che il picco dell’azione dell’insulina rapida avviene dalla seconda alla quarta ora dalla somministrazione e quindi cercando di evitare una possibile ipoglicemia. Con la terapia basale-bolo con analoghi rapidi e lenti appare più facile correggere una possibile iperglicemia, limitando la probabilità di avere una ipoglicemia data la loro maggiore maneggevolezza. La terapia con CSII offre diverse possibilità di bolo permettendo di coprire diversi tipi di pasto, perfino la pizza!
Concludendo, la terapia insulinica può più o meno facilitare l’approccio ad alcune situazioni, ma certamente una buona conoscenza del calcolo dei carboidrati e della cinetica dell’insulina e quindi dell’autogestione del diabete può rendere in grado tutti i ragazzi con T1DM di gestire situazioni straordinarie senza subire rilevanti conseguenze. Pertanto, pur con un po’ di accortezza, buon appetito a tutti!

 

Maria Teresa Anzellotti
Dipartimento di pediatria
Università di Chieti

Francesco Chiarelli
Direttore della Clinica Pediatrica e del Dipartimento Materno-Infantile
Asl Lanciano Vasto Chieti